Al funerale del padrone il cavallo bacia la bara tra la commozione

Al Tresto di Este l’ultimo saluto di Paco a Umberto Fasson, 65 anni. Il racconto di chi c’era: «Si è strusciato al legno e con gli zoccoli batteva a terra quasi a volerlo salutare ancora»

Nicola Cesaro
Il saluto di Paco al suo padrone
Il saluto di Paco al suo padrone

Ci sono percezioni che vanno oltre i respiri e i battiti. Ci sono sensazioni che passano lo spessore del legno e filtrano il profumo dei fiori. Ci sono legami che vanno al di là di ogni categoria, di ogni specie, di ogni ordine.

Lo ha dimostrato il cavallo Paco, un appaloosa di dodici anni, con un gesto capace di abbattere con una inaspettata naturalezza il confine tra ciò che è umano e ciò che è animale: un “bacio” alla bara del proprio padrone, dell’amico di sempre, del compagno di tante avventure.

L'ultimo saluto a Umberto Frasson: il bacio del cavallo alla bara

Un gesto che ha inevitabilmente raccolto l’emozione e la commozione dei tanti che, lunedì 20 luglio, sono arrivati al Santuario del Tresto di Este per dare l’ultimo saluto a Umberto Fasson, morto in pochi mesi a 65 anni.

Fasson, ex operaio-carrozziere alla Komatsu di Este da qualche tempo in pensione, per tutti Tino, è mancato il 13 luglio lasciando nello sconforto la moglie Mariagrazia, la figlia Silvia, la nipotina Viola e le sorelle Antonella e Mariangelo. E poi gli animali che tanto amava, su tutti Paco. Il suo cavallo.

Umberto Fasson in sella a Paco
Umberto Fasson in sella a Paco

Da sempre Tino ha dimostrato una forte passione per gli animali, ereditata dai genitori che avevano una fattoria in Palugana e poi coltivata nella sua piccola azienda agricola di via Sabbionara.

«Tra i tanti animali di Umberto c’erano anche tre cavalli, ma il suo cavallo era Paco», ricorda la figlia Silvia. «Paco ascoltava solo lui, papà era l’unico che riusciva ad avere un dialogo, a farsi ascoltare». «Lo aveva preso che aveva tre anni, da amici, e da allora erano diventati inseparabili», conferma la moglie, «tra gite al mare, uscite in montagna, passeggiate sui colli».

Umberto si è ammalato e si è aggravato in pochi mesi: «In ospedale mi chiedeva sempre di Paco, e quando è tornato a casa Paco ha letteralmente saltato la recinzione per raggiungerlo», continua la figlia.

Quell’amico così speciale non poteva mancare all’ultimo saluto. E così giovedì pomeriggio, sul sagrato della chiesa, portato dagli amici di Umberto è arrivato anche Paco.

Che, con una compostezza, una naturalezza e un’autonomia che hanno toccato gli animi di tutti, si è avvicinato al feretro dell’amico. «Si è accostato e ha baciato la bara di papà. Il gesto era proprio quello, chiaro e distinto, e l’ha ripetuto più volte», racconta Silvia.

«In quel silenzio ha continuato a strusciarsi al legno, e con la zampa quasi voleva chiamare il suo padrone, battendo a terra lo zoccolo come non aveva mai fatto».

Può un cavallo riconoscere il compagno di sempre, senza vita, chiuso in una cassa di legno? «Chi ha visto quella scena non può che affermare che è possibile, perché Paco lo ha fatto», assicura la figlia di Umberto.

Paco ha poi seguito il carro funebre delle Onoranze San Paolo con lo sguardo, a voler confermare la consapevolezza che lì c’era qualcuno di importante per lui, «e ha distolto il muso solo quando la vettura ha fatto la curva ed è sparita».

Chiude il racconto Silvia: «Oggi Paco sente un’assenza importante. Dicevo che papà era l’unico che parlava con lui: da quando se ne è andato, Paco si è aperto anche a noi. Sente un’assenza forte, e in qualche modo cerca di colmarla».

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