Hotel Des Bains, ritorna il simbolo del Lido: riapertura nel 2030

Dopo 17 anni torna a funzionare l’orologio del Grand Hotel Des Bains al Lido di Venezia. Al via il cantiere da 200 milioni di euro per restaurare lo storico albergo, che punta a riaprire nel 2030 con circa 150 camere

Eugenio Pendolini
Hotel Des Bains
Hotel Des Bains

Il celebre orologio installato nel 1926 sulla facciata del Grand Hotel Des Bains da venerdì è tornato a segnare il tempo. Sono passati diciassette anni dall’ultima volta. Stavolta però le lancette che scandiscono il tempo sono anche una conta alla rovescia: la riapertura dell’iconico albergo del Lido di Venezia, celebre in tutto il mondo, è fissata per il 2030.

Mancano quattro anni, serviranno lavori per duecento milioni di euro. La formula sarà quella dell’hotel, con circa 150 camere e con una parte riservata a residence. Corsa a due per l’individuazione del gestore: il nome si conoscerà entro l’anno. Dopo anni di attesa e incertezza, serviti a mettere d’accordo le banche proprietarie dell’immobile finito in un fondo gravato da pesanti debiti, da ieri il cantiere è ufficialmente partito.

Ci sarà tempo per il taglio del nastro, per ora la solennità del momento è stata scandita dalla benedizione del cantiere per la messa in sicurezza del tetto da parte del parroco don Mazzuia, oltre che dalla presenza del sindaco di Venezia Simone Venturini («Vogliamo che questo sia un modello: recuperare luoghi straordinari, attrarre investimenti seri e costruire insieme ai privati il futuro del nostro territorio»), insieme all’assessore Michele Zuin, dei vertici di Coima, del presidente della commissione parlamentare Cultura Federico Mollicone e del ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. Insieme alle figure istituzionali, alla presentazione di ieri erano state invitate anche associazioni e personalità del mondo imprenditoriale e culturale dell’isola (come ad esempio Lido d’Amare): un segnale di apertura e dialogo voluto da Coima.

«Ora speriamo di essere tutti qui nel 2030 per la riapertura di questo gioiello», il commento dell’avvocato Mario D’Elia, seduto in sala Visconti e comparsa nei lontani anni Settanta per “Morte a Venezia” del celebre regista italiano.

Stavolta l’obiettivo sembra essere alla portata. «Siamo amanti di questo paese e risolviamo i problemi. Lo abbiamo dimostrato con il quartiere Porta Nuova a Milano, con il Villaggio Olimpico e con il progetto della Caserma Guido Reni a Roma. Ma questa operazione al Lido è un’operazione ancora più grande per il turismo italiano», spiega Manfredi Catella, fondatore e ceo di Coima Sgr.

La proprietà

L’albergo è di proprietà del fondo Coima Des Bains Fund, veicolo di investimento partecipato pariteticamente da Coima Esg City Impact Fund (“Fondo Impact” o “Impact”) e da Eagle Hills, società di sviluppo e investimento immobiliare con sede ad Abu Dhabi.

L’attuale progetto di restauro dell’Hotel des Bains prevede un investimento complessivo di 200 milioni di euro. La cantierizzazione che ha preso il via dopo la chiusura dell’albergo nel 2010 da parte di Est Capital e si colloca al termine di un lungo iter che, grazie all’accordo tra Coima e il ceto bancario annunciato nel giugno 2025, ha visto l’acquisto del 100% del corposo debito finanziario con valore complessivo di circa 54 milioni di euro da parte del fondo Coima Des Bains Fund, permettendo l’esdebitamento integrale dell’Hotel des Bains, condizione necessaria per consentire avviare la riqualificazione del compendio.

Il progetto

Le linee guida progettuali indicano un approccio fondato su eleganza, sobrietà, autenticità e continuità storica, con l’obiettivo di valorizzare la memoria culturale del luogo, tra cinema, letteratura e tradizione veneziana. «Dobbiamo rispolverare le energie palesi e quelle Coima ha richiesto ai progettisti di rafforzare l’eredità Belle Époque dell’edificio, preservando gli elementi architettonici storici e integrandoli con interventi contemporanei rispettosi del contesto e degli equilibri con gli spazi esterni (giardini, spiaggia). Per realizzare il progetto di restauro, Coima ha identificato un gruppo di progettisti e imprese per le future fasi di cantiere.

Fra le società locali che hanno già ricevuto un incarico figura lo studio veneziano Torsello Architettura di Alberto Torsello, coadiuvato dalla padovana R&S Engineering di Claudio Rebeschini, vera memoria storica dell’hotel, e Andrea Schiavon per il supporto nelle procedure di restauro.

«Chiamatelo col suo nome»

Lo stesso Rebeschini, dal palco, dopo una ricostruzione storica sulla nascita del Des Bains nel 1900 e delle sue vicissitudini, ha lanciato una proposta a Coima: «Torniamo a chiamare questo albergo Grand Hotel Des Bains come un tempo».

A curare gli aspetti ingegneristici e strutturali dello storico complesso sarà lo studio veneziano Buro Milan Ingegneria di Maurizio Milan; la trevigiana Climosfera si occuperà degli impianti idraulici, meccanici ed elettrici; lo studio BM&A / EY sarà il Legal Consultant. Lo studio di architettura che si occuperà dell’interior design del futuro complesso alberghiero sarà selezionato a seguito dell’aggiudicazione della gestione alberghiera.

L’impresa aggiudicataria della prima fase dei lavori è la trevigiana Cev. Il progetto prevede anche il recupero del cantiere Lance, da usare per l’arrivo in barca da Venezia dei turisti destinati al Des Bains, e dei negozi oggi sfitti in Gran Viale.

 

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