Libro negazionista sul clima, lettera di protesta di 36 prof dell’Università di Milano

Trentasei docenti e ricercatori dell’Università di Milano contestano il volume Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni, distribuito nelle scuole dal Comune di Belluno: continua la polemica 

Andrea De Salvador
Libro negazionista sul clima, l'Università di Milano chiede di ritirarlo
Libro negazionista sul clima, l'Università di Milano chiede di ritirarlo

«Il sesto rapporto di valutazione dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), basato sull’analisi di migliaia di studi sottoposti a revisione scientifica, conclude che l’influenza delle attività umane sul riscaldamento dell’atmosfera, degli oceani e delle terre emerse è inequivocabile. Le evidenze disponibili mostrano che l’aumento delle concentrazioni atmosferiche dei principali gas serra dall’epoca preindustriale è dovuto alle attività umane e che i fattori naturali, pur essendo una componente essenziale della variabilità climatica terrestre, non possano da soli spiegare l’entità e la rapidità del riscaldamento osservato negli ultimi decenni».

Continua a far parlare il volume “Cambiamenti climatici. Scenari, sfide, soluzioni”, distribuito nelle scuole dal Comune di Belluno. A intervenire sono 36 tra docenti e ricercatori dell’Università di Milano: «Non è in discussione la libertà della ricerca scientifica, né il diritto di discutere ipotesi differenti», dicono dall’ateneo. «Il confronto, la verifica dei risultati e, quando necessario, la revisione delle interpretazioni fanno parte del lavoro scientifico. Il pluralismo scientifico, tuttavia, presuppone che le diverse ipotesi siano valutate sulla base della qualità e della consistenza delle evidenze che le sostengono. Questo però non significa che risultati consolidati da molteplici linee indipendenti di ricerca e affermazioni prive di un equivalente riscontro nella letteratura scientifica debbano essere presentati come posizioni dotate del medesimo grado di attendibilità».

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Secondo i docenti la questione diventa delicata quando la comunicazione scientifica è rivolta alle scuole: «Il volume non è rimasto confinato al contesto di un convegno, nel quale la responsabilità delle singole posizioni è riconducibile ai rispettivi relatori: è stato pubblicato con risorse pubbliche e distribuito come materiale destinato anche agli studenti. Il passaggio da atti di un incontro pubblico a uno strumento di informazione e formazione richiede, a nostro avviso, una particolare attenzione alla verifica scientifica e alla contestualizzazione dei contenuti. La stessa documentazione relativa al volume specifica che esso deriva dalla giornata di studio del 2025 e che la pubblicazione è stata resa possibile da un contributo della Regione del Veneto. Come docenti che da anni operano anche nella formazione e nella divulgazione sui temi climatici e ambientali, riteniamo fondamentale che gli studenti siano messi nelle condizioni di confrontarsi anche con controversie, incertezze e limiti della conoscenza scientifica. Ma occorre distinguere tra le questioni che sono effettivamente oggetto di discussione nella comunità scientifica e quelle sulle quali esistono ormai evidenze convergenti e consolidate».

I 36 docenti chiedono il ritiro della pubblicazione, «qualora si ritenga di mantenerne la diffusione, è necessaria un’adeguata contestualizzazione scientifica che consenta di collocare correttamente le diverse affermazioni rispetto allo stato delle conoscenze. Questa scelta non limiterebbe il confronto scientifico, anzi lo renderebbe più utile sul piano formativo».

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