Aggredito a Barcellona, Nicola è uscito dal coma: «Voglio tornare a casa»
Il ventunenne è sveglio, parla, riconosce chi gli sta attorno all’Hospital del Mar. Nei prossimi giorni inizierà la riabilitazione fisica in vista del rientro in Italia. La polizia sta analizzando i fotogrammi per risalire all’identità degli aggressori

«Ma cosa sono tutti questi tubi?». Potrebbe essere stato questo il senso delle prime parole farfugliate dal ventunenne Nicola Maggiotto nel momento in cui ha riaperto gli occhi all’Hospital del Mar di Barcellona. Una lamentela appena accennata.
La reazione spontanea di chi, dopo due settimane di sedazione farmacologica, torna a percepire il proprio corpo e ciò che lo circonda.
Graduale miglioramento
A dodici giorni dalla notte dell’aggressione, Nicola è sveglio. Parla, anche se non è ancora del tutto lucido. Farfuglia, cerca le parole, interagisce con chi gli sta vicino. Riconosce i genitori e gli infermieri, li guarda e risponde agli stimoli.
«L’evoluzione è positiva», spiega l’avvocato Monica Cornaviera, legale della famiglia Maggiotto, «ieri mattina è stata rimossa anche la sonda che monitorava la pressione cerebrale. I farmaci utilizzati durante i giorni di sedazione continuano a farsi sentire e, secondo i medici, serviranno ancora 24, 48 ore per smaltirne completamente gli effetti.
Per questo Nicola è ancora molto affaticato e alterna momenti di maggiore lucidità ad altri di confusione. Ma c’è una cosa che sembra essere già molto chiara: vuole tornare a casa».
La riabilitazione
Anche se per poco, Nicola è riuscito ad allontanarsi dal letto. Gli infermieri lo hanno aiutato a trasferirsi su una poltrona, su cui è rimasto seduto per un breve periodo. L’alimentazione, invece, gli viene somministrata ancora attraverso un sondino.
«Sembra che riesca a muovere sia arti superiori che inferiori, ma per avere certezze saranno necessari esami specifici», prosegue il legale, «probabilmente già domani potrebbe essere trasferito nel reparto di fisiatria e fisioterapia, dove verranno effettuati gli opportuni accertamenti e si comincerà a delineare il percorso riabilitativo».
L’ospedale ha incaricato anche un neurologo italiano di seguire il ventunenne così da facilitare il dialogo e permettere ai genitori di comprendere ogni aggiornamento sul suo quadro clinico senza ostacoli linguistici. «Non sappiamo quando potrà tornare a casa. Saranno i medici a decretare quando sarà il momento più opportuno. Aspetteremo tutto il tempo necessario», osserva la zia Anita Pellizzari, «siamo grati per l’accoglienza, la comprensione e il supporto del personale ospedaliero».
Le indagini
Nel frattempo, le indagini proseguono. Gli agenti del commissariato di Sant Martí e i Mossos d’Esquadra stanno analizzando i fotogrammi delle telecamere presenti nella zona del SeaSea Club, il locale dove gli otto ragazzi asolani avevano trascorso la serata. Il club aveva chiuso poco dopo le 22 e il gruppo si era diviso. Cinque ragazzi si erano diretti verso i taxi, mentre Nicola, Giuseppe Siben e Alessandro Beltrame erano rimasti all’esterno.
Avevano iniziato a parlare in inglese con alcuni ragazzi spagnoli finché non si è innescata una discussione tra Nicola e un interlocutore. Il diverbio è degenerato nel giro di pochi istanti per ragioni ancora sconosciute.
Il ventunenne è stato colpito con un violento pugno alla nuca. Il colpo lo aveva fatto cadere a terra privo di sensi.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, a quel punto, gli si sarebbe accanito contro l’intero gruppo, con altri calci e pugni. L’amico Giuseppe, intervenuto in sua difesa, è stato pestato a sua volta. Non è ancora chiaro cosa abbia innescato la rissa. In Italia, intanto, un’intera comunità attende il ritorno di Nicola.
E la dimostrazione è racchiusa nell’ampia partecipazione alla fiaccolata della scorsa settimana, organizzata dall’Asolo Rugby, che ha radunato 400 persone nel campo di gioco di via Sant’Apollinare. «Forza Nicola, ti aspettiamo».
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