Eleganza e impegno per celebrare il cinema «lingua universale»
Standing ovation in sala per il presidente Mattarella E alla fine l’elogio: «Una splendida apertura»

Italian President Sergio Mattarella during the premiere of 'Downsizing' during the 74th Venice Film Festival in Venice, Italy, 30 August 2017. The movie is presented in the official competition 'Venezia 74' at the festival running from 30 August to 09 September 2017. ANSA/CLAUDIO ONORATI
Sui cento metri di tappeto rosso nuovo di zecca, sotto le sfere di vetro di Seguso e davanti alle sgrinfie del Leone; tra i blocchi di cemento antiterrorismo e la semina rassicurante degli ombrellini dei fan dietro le transenne, la 74 esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica svela la sua prima passerella, quella del presidente Sergio Mattaralla, salutato in sala da una standing ovation, e di quattro ministri, del cast del film d’apertura “Downsizing” con Matt Damon e delle Giurie al completo, ma soprattutto della conta implacabile di chi c’è, di chi manca e di chi arriva in ritardo, costringendo il pubblico ad aspettare per l’inizio della proiezione.
In mille, ieri sera, sul red carpet della serata inaugurale in Sala Grande, per il sollievo degli eroici in attesa davanti al Palazzo del Cinema sin dalle 10 del mattino pur di portarsi a casa un pezzetto di festival. In coppia, a grappoli, da soli, in formazione compatta o in ordine apparentemente sparso, ma seguendo invece un cerimoniale rigidissimo, solcano la lingua di moquette la Giuria di Venezia74 presieduta da Annette Bening in nero lungo con occhiale da presbite, insieme ad Anna Mouglalis con accompagnatore provvisto di coda lunga fino ai polpacci già in tema con il film equino “Lean on pete”, Jasmine Trinca, che al Lido è arrivata con un braccialetto pro Regeni, e Rebecca Hall sulla quale incombe un invitato con zainetto in spalla; quella di Orizzonti con Gianni Amelio, quell’altra del Premio Venezia Opera Prima capeggiata da Benoit Jacquot e quella di Virtual Reality con John Landis.
Sulla porta del Palazzo del cinema, il presidente della Biennale Paolo Baratta e il direttore del festival Alberto Barbera accolgono la prima delegazione, tutta la bellezza di Bianca Balti in miniabito di cady bianco con kimono in organza di Ovs. Entra, ma senza red carpet per non rubare la scena. Jane Fonda: il suo giorno è domani, quando riceverà il Leone d’oro alla carriera. Ci sono Tiziana Rocca in monospalla, Marina Ripa di Meana con copricapo a tre piani, Roberta Armani, Franco Bernabè, lo sceicco del Qtara Fahad bin Khalifa Al Thani, naturalmente il sindaco Luigi Brugnaro, il governatore Luca Zaia, la stilista Alberta Ferretti venuta a controllare personalmente lo strascico dei suoi abiti indossati dalle attrici; e ancora Carlo Rossella, Matteo Zoppas, Alessandra Moretti. Da Roma arrivano Water Veltroni e Francesco Rutelli e da Miss Italia Patrizia Mirigliani; dal suo impegno per le donne vittime della violenza Jo Squillo con Valentina Pitzalis, da non si sa dove un paio di statue in pizzo vedo-tutto in gara con una sirena in scaglie azzurre forse scappata da “The Shape of Water”. Red carpet fuori tempo massimo per Renzo Rosso e Marina Cicogna, che riparano dalla porta laterale mentre, dietro le quinte, il padrino Alessandro Borghi ripassa il discorso.
«Il cinema è teletrasporto perché ci permette di avere una relazione con le persone i luoghi di ogni parte del mondo» dice a braccio l’attore presentando la cerimonia e confermando che, sul serio, ignora cosa sia l’emozione del debutto «è la lingua universale senza distinzione di etnia che sa dirci le parole giuste al momento giusto».
Quelle del presidente Baratta, con un ringraziamento rivolto a Mattarella, parlano la lingua del futuro, ossia di quella Virtual Reality «scelta coraggiosa della Biennale» a cui tutto il mondo sta guardando con stupore, e forse anche con un po’ d’invidia per non averci pensato prima.
Poi tutti (non tutti) a cena sotto la volta trasparente in riva alla spiaggia dell’ Excelsior. Sostanzioso il buffet uscito dalle cucine dell’albergo: dal riso nero ai frutti di mare al cous cous al pollo e ricotta affumicata, subito divorati con gli occhi, prima ancora che con le mascelle.
Solo in cento, invece, al gala di Vanity Fair per “Downsizing” a Ca’ Rezzonico. In puro stile veneziano e tutto in normal size.
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