Zaia: «Sui sentieri carta bianca al Cai. Lo Stato pensi a ringraziare i volontari»

BELLUNO
Fare presto. Senza tentennamenti. Alla faccia anche della burocrazia, quando c’è di mezzo il bene della comunità. Luca Zaia, presidente della Regione, alle sue prime dichiarazioni da Commissario non guarda in faccia nessuno. Nemmeno i suoi amici Carabinieri Forestali dell’Ufficio per la biodiversità di Belluno.
Hanno fermato il Cai di Feltre perché, preso dalla fretta, non ha chiesto tutte le autorizzazioni per ripulire una strada dagli alberi schiantati.
«Ho letto che i Carabinieri Forestali hanno fermato i volontari del Club alpino per danno erariale. Li avrebbero dovuti ringraziare perché se c’è qualcuno che si deve preoccupare è lo Stato».
Presidente, l’Ufficio Biodiversità ha dichiarato che non c’era alcuna urgenza di aprire i sentieri. Se non ci sono persone isolate o animali in difficoltà, queste – hanno spiegato - sono operazioni da pianificare.
«I tronchi dello Stato stavano in mezzo alle palle. E lo Stato non li aveva ancora rimossi. Questa è la verità. I volontari li dobbiamo solo ringraziare, lo ribadisco. Anche perché questo lavoro lo fanno gratis».
Dall’Ufficio Biodiversità dei Forestali si è rilevato che il Cai ha tagliato una cinquantina di piante schiantate, su terreno demaniale, per aprire un sentiero, senza considerare che quegli alberi avevano un certo significato economico. Sono state ridotti in pezzi di 1-1,5 metri, cioè sono inutilizzabili.
«Ma scherziamo? Siamo in emergenza e le strade, nonché i sentieri, vanno tutti riaperti il prima possibile. Che cosa sono 50 alberi a confronto dei 14 milioni che dobbiamo portar via in men che non si dica? Se cominciamo così...».
Lei è commissario. Che cosa può fare?
«Voglio trovare una formula per cui volontari accreditati come quelli del Cai che sono i numero uno insieme alla Protezione Civile e agli Alpini siano assolutamente autorizzati, con carta bianca. Non ci siamo resi conto che l’ufficio complicazione affari semplici è il problema numero uno in questa tragedia».
La Protezione civile ha già disposto delle deroghe. Le farà valere, quindi, nei confronti di tutti?
«Certo che sì. Le norme le ho chieste io. Bisogna però essere operativi. Faremo delle norme ulteriori per avvantaggiare le imprese locali ma c’è lavoro per quelle locali, da fuori Regione, da fuori Stato e da fuori Europa».
Non sono da privilegiare le imprese forestali di casa?
«Non ci si è resi conto che abbiamo circa 10 milioni di metri cubi di alberi da portare via. Un lavoro di anni. Ma perché il legname a terra non marcisca, la prima cosa da fare è di portarlo via. È pulire il bosco perché noi vendiamo paesaggio, il turismo lo si fa col paesaggio. Non posso lasciare marcire il legno perché qualcuno si è messo in testa che dobbiamo mettere un albero al giorno sul mercato e non dieci, cento, mille al giorno. È impossibile ragionare così».
Non sarebbe saggio stoccare i tronchi schiantati ed aspettare che i prezzi del legname risalgano. Lo sa che ci sono segherie austriache che offrono 10 euro al metro cubo?
«Sì, ma non tiriamola lunga. Il mercato sa che c’è già tutto sto materiale e si regolano di conseguenza. A chi pensa che il problema sia soltanto il cambiamento climatico dico che dal ’99 noi abbiamo avuto 32 mega schianti in Europa. Il più grosso ha avuto 180 milioni di metri cubi, il secondo, in Francia, quasi 100 milioni, quindi ci sono già le pratiche, conosciamo già gli errori da evitare e le cose buone da fare».
È cambiata la geografia, a fine ottobre. Non dovrebbe cambiare anche la pianificazione urbanistica? Si pensi solo agli edifici costruiti su versanti a rischio e le piste ciclabili realizzate a bordo Piave.
«Noi dobbiamo mettere in sicurezza i territori, questa è la priorità. È inutile che davanti ad ogni catastrofe cominciamo a fare l’analisi e, quando la gente aveva ancora il fango dentro le case, c’era chi continuava a parlare dell’autonomia della provincia di Belluno. Risolviamo i problemi della gente, e poi trattiamo del resto. Chi vuole parlare si rimbocchi le maniche e venga a bordo campo. Io non ho tempo da perdere con i cosiddetti esperti».
Dovrà farlo, da commissario.
«Da commissario dovrò, anzi dovremo risolvere i problemi della gente. Saremo performanti come al solito. Qui abbiamo una sfida che non è mai stata affrontata a livello nazionale, quelle dei mega schianti. Non si tratta di ripristinare strade - che recupereremo -, né di ricostruire il patrimonio privato, ma abbiamo 100 mila ettari di schianti da bonificare. È cambiata la geografia ma se non interveniamo rapidamente, cambia anche il turismo in queste zone. Noi vendiamo il paesaggio, bisogna metterselo in testa».
Mano libera, dunque, anche per la pulizia dei sentieri di montagna, le piste forestali, le strade che portano ai rifugi?
«Mano libera. E lo Stato ci ringrazi, anzi ringrazi i volontari se tagliano quegli alberi, anche se i tronchi non sono di 4 metri».
Ma bisogna essere autorizzati.
«D’accordo. L’autorizzazione è del Commissario. O no? Che ci sto a fare, altrimenti?».
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