Una vita di violenze fino al dramma del tentato omicidio

SANTA GIUSTINA. Quarant’anni di maltrattamenti fisici e psicologici, un degrado familiare portato fino al tentato omicidio. È iniziato ieri il processo a Franco Anacleto Fregona (avvocato Carlo Broli di Treviso), settantenne falegname in pensione di Santa Giustina, accusato di maltrattamenti, lesioni aggravate, tentata estorsione e di aver cercato di uccidere la moglie Anna Maria Dal Col, assistita dall’avvocato Filippo Salvione del foro di Latina. L’udienza presieduta dal giudice Antonella Coniglio ha visto sfilare diversi testimoni e si è conclusa a metà pomeriggio con un rinvio al 29 gennaio.
I fatti non si collegano a un episodio particolare, ma raccontano una relazione conflittuale e con eventi drammatici come il suicidio di uno dei tre figli avvenuto nel 1994. La moglie e i figli ieri hanno spiegato che le liti erano quotidiane e quasi sempre sfociavano nella violenza, ormai reciproca.
«Non ho mai visto un gesto di affettività tra i miei genitori», ha detto la figlia Fides durante la sua testimonianza, ma i rapporti nella famiglia sono molto complessi e ieri è emerso chiaramente. Dopo l’episodio del 2006, quando l’imputato al culmine di una lite prese la sua carabina e sparò in direzione della moglie, le liti continuarono fino al 2011, cioè al momento in cui risale la querela per maltrattamenti per l’ennesima violenza che alla donna costò la frattura del naso. Attualmente Fregona vive con la figlia, mentre il figlio ospita la madre.
Fregona è sottoposto a misura cautelare, con divieto di dimora e di avvicinarsi alla moglie, ma nella casa coniugale non vive più nessuno da tempo e quando i carabinieri del Ris di Parma effettuarono un sopralluogo nel giugno del 2011, trovarono ancora conficcato nel muro della camera da letto, accanto all’uscita, il foro del proiettile, i frammenti di ogiva e la carabina Flobert Saint’Etienne calibro 9. L’arma è stata oggetto di discussione anche durante l’udienza di ieri, con la testimonianza di un esperto, ma la difesa chiede una perizia, per dimostrare che la carabina era talmente vecchia e danneggiata da non poter essere mortale. L’esperto tuttavia ha smentito, spiegando che a così breve distanza l’arma avrebbe potuto uccidere, se il colpo fosse andato a segno. Il medico di famiglia ha spiegato di essere a conoscenza dei problemi di alcol di entrambi e di aver capito che c’erano o potevano esserci violenze, tanto che i servizi sociali del paese erano informati del caso da tempo, ma per molti anni la moglie ha scelto il silenzio per paura.
Drammatica la testimonianza della vittima: «Neanche le bestie hanno fatto una vita come la mia», ha affermato la donna e il suo racconto descrive un matrimonio vissuto tra calci, pugni, bastonate, coltellate, insulti, sputi e anche il tentativo di appropriarsi della pensione di 450 euro, percepita per essere stata un’imprenditrice agricola. Le violenze non si consumavano solo tra i coniugi, ma si sfogavano anche sui figli e il degrado si è trasferito nell’abitazione, descritta come talmente sporca da ospitare ratti. «Faceva il falegname ed è in pensione da molti anni prima di me», ha detto la vittima, «ma nella nostra casa non ha messo nemmeno le porte».
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