«Un referendum per andare in Friuli»

PIEVE DI CADORE. «Ragionando sul nuovo assetto che dovrà avere il territorio», afferma Maria Antonia Ciotti, sindaco di Pieve di Cadore, «propongo che tutti i comuni della Provincia di Belluno...

PIEVE DI CADORE. «Ragionando sul nuovo assetto che dovrà avere il territorio», afferma Maria Antonia Ciotti, sindaco di Pieve di Cadore, «propongo che tutti i comuni della Provincia di Belluno confinanti con la Regione Friuli indicano il referendum per passare con quella regione. Il motivo di questa che potrebbe sembrare una provocazione sta nella mancanza di ascolto da parte della Regione Veneto dei problemi della montagna».

Quali sono questi problemi?

«Essenzialmente, per quanto mi riguarda, in questo momento sono 3: cava di Damos; nuova centralina sulla diga di Sottocastello e nuovo piano socio sanitario».

Cosa centra la cava di Damos?

«In quella località esiste una cava di gesso che da oltre 10 anni il Comune di Pieve sta cercando di far chiudere perché è uno sfregio all’ambiente. Nonostante ci siano stati molti rilievi e proteste da parte di Pieve, la Regione ha sempre rinnovato la concessione alla ditta che la gestisce. Anche adesso, nonostante il parere contrario, è in corso la pratica per riaffidare la concessione».

E per la centralina?

«Da febbraio sul muro della diga di Sottocastello sono in corso i lavori per la sua costruzione. Anche qui la concessione è stata data all’Enel nonostante le proteste di Pieve. Per bucare la diga è stato abbassato il livello dell’acqua del lago con il risultato della morte per asfissia di circa 12.500 chili di pesce. Oltre a ciò, il beneficio che arriva alla montagna è minimo, perché a fronte di un guadagno per l’Enel di circa 2.400.000 euro, al Comune di Pieve arriveranno poco più di 100.000 euro. Infine, con il Piano sanitario regionale, se sarà approvato, il Cadore perderà molti posti letto, oltre ad avere a rischio la qualifica di “ospedale per acuti”, che lo ridurrà praticamente a un pronto soccorso. La montagna, invece, ha bisogno di servizi sanitari funzionanti e vicini ai pazienti».

Perché il Friuli?

«Il Cadore, fino al secolo scorso, ha sempre fatto parte del Friuli, tramite il Patriarcato di Acquleia. Anche la nostra chiesa madre è San Pietro a Julium Carnicum. Con questo territorio il legame è ancora adesso molto forte. Ne abbiamo avuto la dimostrazione nel 2008, quando sono stati ricordati gli 800 anni della fondazione delle nostre chiese». (v.d.)

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