Tra i giovani si annidano gli scettici

Ma a Comelico Superiore c'è anche chi dice no al referendum. E lo scetticismo si annida soprattutto tra i giovani. «Nella nostra stessa difficile situazione economica», spiega Pier Paolo Topran, 19...

Ma a Comelico Superiore c'è anche chi dice no al referendum. E lo scetticismo si annida soprattutto tra i giovani. «Nella nostra stessa difficile situazione economica», spiega Pier Paolo Topran, 19 anni, studente di sociologia a Trento, «si trovano moltissimi Comuni montuosi d'Italia, anche sugli Appennini. Non credo possano unirsi tutti all'Alto Adige: quindi bisogna pensare a politiche nazionali che tutelino tutte queste realtà di montagna». Ma ci sono poi altri aspetti che non lo convincono in questa consultazione. «Non mi pare che ci sia un programma politico preciso perché, all'atto pratico, se il referendum viene vinto, quali saranno i provvedimenti che si potranno attuare per risolvere le questioni aperte di una zona montuosa come il Comelico? Inoltre non mi pare proprio che l'Alto Adige sia disposto, in caso di successo del referendum, ad accoglierci». C'è poi la questione economica. «La spesa per la consultazione sarà di circa diecimila euro di soldi pubblici, a detta degli stessi promotori. Ma spesi con quale obiettivo? Solo per farsi sentire? O per costituire la provincia autonoma di Belluno? A mio avviso, non si fa un referendum con un obiettivo per poi ottenerne un altro». Secondo Pier Paolo Topran, «prima si dovrebbe stilare un programma e poi iniziare  un percorso di proteste e manifestazioni, con assemblee e discussioni per raccogliere le idee per migliorare la zona. Quando questo processo sarà concluso, allora sì che un referendum potrebbe avere un senso, votando su qualcosa di preciso e concreto». Se proprio poi si vuole stabilire un rapporto privilegiato con l'Alto Adige, Topran propone di stringere rapporti più diretti: «Bisognerebbe avviare partnership commerciali, attività culturali in collaborazione ed almeno dare avvio ad un processo di integrazione». Infine suggerisce di guardare cosa è successo a Sappada: «Per loro la situazione era diversa: il Friuli li accoglie volentieri e il Veneto è d'accordo a lasciarli andare. Storicamente, poi, loro hanno sempre avuto molti più contatti commerciali col Friuli che col Veneto; appartengono poi già alla diocesi friulana. Il referendum è stato vinto: ma, nonostante tutto, Sappada ancora oggi fa parte integrante del Veneto». (s.v.)

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