Tecnico rapito in Libia, l'ira della famiglia: «L’abbiamo saputo dai giornali»

SEDICO. «Siamo in attesa di notizie. Finora nessuno ci ha detto nulla di ufficiale: sono choccata perchè le uniche notizie del rapimento di mio padre le ho avute dalla televisione e da voi giornalisti del Corriere».
Si vivono ore terribili nelle case delle due figlie di Danilo Calonego, Simona e Pamela: alle 23 di lunedì nessuno dalla Farnesina aveva comunicato il rapimento del padre di 68 anni in Libia.
«Il rapimento è avvenuto addirittura ieri mattina e finora non abbiamo ricevuto comunicazioni ufficiali», denuncia Simona. «Siamo preoccupate perchè nostro padre è in Libia: ci siamo allertati avendo saputo del rapimento di due italiani e un canadese, ma nè Farnesina nè la ditta con cui mio padre è andato in Libia ci hanno ancora comunicato se sia effettivamente lui o no. Questa sera (ieri, ndr) ho visto invece al telegiornale che si tratta di lui, addirittura hanno mostrato la foto di mio padre. Poi mi hanno chiamato altri parenti dandomi la notizia e non capisco più nulla. Robe da matti: noi al momento non abbiamo nulla di certo. Non sappiamo nulla: tutto il mondo che sa e a noi che siamo la famiglia non hanno ancora fatto sapere niente».
Ansia e tanta paura: Simona e Pamela sono in fitto contatto, chi sa prima telefona all’altra, ma le notizie languono: «Pamela ha cercato di contattare la ditta per avere qualche notizia più precisa, ma siamo in effettiva confusione per quanto sta succedendo. Papà era partito ai primi di luglio per la Libia, e sarebbe dovuto tornare a fine mese. Ieri (domenica sera, ndr) ha parlato con mio figlio (il nipotino, ndr). Lo abbiamo sentito domenica sera, che era tranquillo al campo dove stava effettuando le consulenze per le quali si trovava lì».
La speranza è sempre accesa nelle parole di Simona, che non sia suo papà nelle mani della banda armata libica, ma l’incertezza è difficile da sostenere: «Danilo è partito ai primi di luglio, sempre per lo stesso gruppo. Lui era tranquillissimo domenica sera, pensava di rientrare in Italia a fine mese: era andato giù per una consulenza».
«Mi ha chiamato mia sorella abbastanza agitata dopo aver saputo del rapimento in Libia, dicendomi che avevano sequestrato due italiani, ma non sapevamo fosse lui» continua Simona. «Lavora per la Garboli Conicos, del Piemonte ma ne ha cambiate abbastanza di aziende. Certo sappiamo che nostro padre ne ha passate di avventure in Libia: speriamo che esca anche da questa, speriamo: io continuo a parlare e non so neanche come faccio, sono comunque ottimista».
Calonego due anni fa era riuscito a rimpatriare in Italia dopo una fuga rocambolesca dal paese africano, meta del suo lavoro e delle sue consulenze.
Anche Pamela si limita a poche parole: la sua ricerca di aggiornamenti non ha sosta: «Le autorità stanno facendo il loro lavoro in questo caso», spiega. «Noi stiamo vivendo ore terribili in attesa di notizie».
Poi la figlia del 68enne di Sedico mette giù velocemente il telefono, nella speranza che arrivi la telefonata della Farnesina che avverta di quel che sta effettivamente succedendo.
O che comunichi l’epilogo migliore sulla sorte del congiunto.
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