Tassa turistica, Rocca la sospende ma il Comune annuncia azioni

ROCCA PIETORE. Tassa di soggiorno sospesa anche a Rocca Pietore: il Comune si uniforma a quanto deciso dalla Legge di stabilità, non senza critiche e azioni contro. Nero su bianco il polemicone che annuncia battaglia col governo, messo in delibera dalla giunta De Bernardin che, testuale, annuncia: «Dal punto di vista politico, l’amministrazione comunale, non condividendo l’interpretazione data dalla Legge di stabilità, continuerà ad adoperarsi affinché ne sia riconosciuta la piena legittimità e la conseguente riscuotibilità anche per il 2016».
Soggetto: la tassa turistica che, deliberata nel settembre 2015, non si può applicare perchè la Legge di stabilità prima e il Consiglio di Stato poi hanno ribadito che “nuove” tasse non possono essere aggiunte.
Così capita che Rocca debba affidarsi agli introiti del pedaggio ai Serrai di Sottoguda per far quadrare il bilancio turistico, mentre i confinanti Livinallongo o Falcade se la ridono perchè loro l’imposta di soggiorno l’hanno istituita da prima.
Il sindaco De Bernardin non ci sta e s’è già messo in moto con parlamentari, Anci e Anpci per fare pressing su Roma. «Ho mandato la documentazione con la nostra storia ad Anci e Anpci, poi è stata fatta predisporre una interrogazione da parte del senatore Paolo Tosatto al ministro delle Finanze, e ho visto che ha fatto la stessa cosa la senatrice Bellot».
Purtroppo i pareri legali non confortano e non vedono termini per i ricorsi giudiziari: «È chiaro che i Comuni non possano mettersi contro la legge», continua De Bernardin, «dobbiamo però tentare di far capire che la legge è ingiusta nella maniera più assoluta, perchè crea una macchia di leopardo, con Comuni che possono applicare la tassa e altri no. Noi, pur essendo in mezzo a Livinallongo e Falcade che continuano a introitare, non possiamo farlo. Posso capire se il ragionamento della legge è di mettere in discussione il principio, ma non è lecito bloccare il Comune che l'ha inserita nel gennaio 2016 e lasciar passare chi l’ha fatto cinque giorni prima, ma nel 2015».
Investimenti che saltano: «Ne deriva che, quanto a promozione turistica, operazioni di marketing e reinvestimenti a scopi turistici, c'è chi riesce a farli e chi non può».
Rocca prevedeva un introito “di rodaggio” sui 100 mila euro per poi puntare ai 120mila euro di tassa turistica: «Cifre importanti per un Comune dove reinvestire la tassa significa dare servizi a cittadinanza e turisti. Oggi dobbiamo mantenere i vecchi Iat che la Provincia ha lasciato: noi avevamo messo in piedi un ragionamento con il Consorzio operatori turistici che ora, in una sede comunale messa a disposizione gratuitamente, riescono a mantenere due dipendenti. Il futuro è incerto però».
Gli operatori turistici sono riusciti a fare gruppo con il Consorzio Marmolada: c’è un buon numero di consorziati che partecipano al progetto e, «contando sempre sulla gestione estiva dei Serrai, quindi sul pagamento del pedaggio incassato dagli operatori turistici, si riesce a mantenere servizi e ufficio turistico. Certo che il prosieguo ci metterà in netto svantaggio rispetto ai Comuni vicini. Anche per le manifestazioni estive e invernali, senza soldi non si fa nulla», chiosa De Bernardin, che si leva un masso dalla scarpa anche con la Provincia: «L'unica cosa che il presidente della Provincia è stata capace di dire è stato che dovevamo pensarci prima, “come abbiamo fatto noi ad Auronzo”. Allora bisogna anche capire, ma un sindaco dovrebbe capirlo da solo, che ogni territorio ha delle dinamiche interne particolari. E qual è il motivo per cui non abbiamo applicato la tassa di soggiorno prima? Il Consorzio operatori turistici era in pancia; quando erano slegati litigavano l'uno con l'altro, e istituire l’imposta avrebbe creato un effetto negativo. Quando si è ricostituito abbiamo condiviso la cosa e abbiamo deciso di applicare la tassa turistica: non è che dormivamo sugli allori prima e di colpo abbiamo deciso di istituirla. Ciò non toglie che l'assurdità sta nel fatto che chi l'applica dal 2015 può incassarla, chi dal 2016 no: ma la nostra delibera era del settembre 2015. Dovevamo rientrare fra i Comuni ai quali è concesso e non mi risulta costituzionale la retroattività della norma. Ma mi pare chiara ormai la volontà di spingere fino all'uccisione degli enti locali a tutti i livelli. Tendenzialmente il progetto è di un accentramento che non condivido: la Serenissima lasciava molto bene spazio ai territori ed era un modo per farli vivere bene». Infine un cenno sull'Imu delle attività produttive: «Se ne va direttamente tutta a Roma. La chiamano imposta comunale ma noi facciamo solo da riscossori e la gente neanche lo sa».
Cristina Contento
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