Sms vietati, assolta la nutrizionista

BELLUNO. La biologa lamonese è uscita assolta dal processo per entrambi i reati. C’è un difetto di procedibilità per il primo reato e il fatto non sussiste per il secondo. Dal punto...

BELLUNO. La biologa lamonese è uscita assolta dal processo per entrambi i reati. C’è un difetto di procedibilità per il primo reato e il fatto non sussiste per il secondo. Dal punto di vista penale, è finita come avrebbe voluto il difensore Arman del foro di Treviso, ma l’avvocato di parte civile Mario Mazzoccoli ha già annunciato degli sviluppi in sede civile, perché ritiene che un danno alla New Life ci sia stato e anche consistente.

Il pubblico ministero Pesco aveva domandato una condanna a otto mesi, ritenendo invece che la prova della colpevolezza fosse stata raggiunta. Secondo la procura della Repubblica la biologa nutrizionista aveva contattato numeri di telefono che non avrebbe potuto usare e trasferito su un altro supporto un programma informatico. Nel primo caso, avrebbe violato il Codice in materia di protezione dei dati personali e nel secondo, la legge a protezione del diritto d’autore.

Secondo la prima ricostruzione, la donna lavorava come biologa nutrizionista alla New Life, un marchio che opera in franchising della filiale di Belluno della NaturHouse. Secondo la tesi dell’accusa, la donna avrebbe estratto 12 utenze telefoniche delle iscritte, senza il loro consenso, e si sarebbe permessa di inviare loro dei messaggini con i quali promuoveva la sua nuova attività in proprio.

Quanto al programma, una volta in possesso avrebbe fornito a una cliente una consulenza a richiesta assolutamente identica, compresi gli errori di battitura a quella di NaturHouse. Nel corso dell’istruttoria, è stata ascoltata tutta una serie di testimoni e l’udienza era stata allestita per eventuali repliche. Le parti hanno ribadito le loro conclusioni, in particolare Pesco ha ritenuto colpevole l’imputata e domandato una condanna di conseguenza; Arman era convinto fin dall’inizio dell’innocenza della propria assistita e non ha certo cambiato idea, durante il processo. Mazzoccoli cercherà di rifarsi in sede civile, dove a sentire tutti avrebbe più di qualche speranza di ottenere un risarcimento.
 

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