Sfascia casa sua con il piede di porco per mandare via l’inquilino moroso: multato

È successo a Fonzaso. Distrusse i sanitari del bagno con la sbarra di metallo, il giudice lo condanna al pagamento di 250 euro

Gigi Sosso
Il palazzo di giustizia di Belluno
Il palazzo di giustizia di Belluno

Sfascia casa sua con un piede di porco, in poche parole. Ma siccome l’appartamento era in affitto e avrebbe potuto sfrattare l’inquilino moroso rivolgendosi a un giudice, Erasmo Verrico è stato condannato al pagamento di 250 euro di multa per esercizio arbitrario della proprie ragioni con violenza sulle cose.

Il pubblico ministero Maria Luisa Pesco ne avrebbe voluti 400; il difensore di parte civile Carlo Vigna avrebbe riqualificato il reato in violazione di domicilio e l’avvocato difensore Federico Garlet ha prospettato una sentenza di assoluzione per particolare tenuità del fatto e in subordine il minimo della pena.

La questione ha dei risvolti surreali. L’imputato aveva affittato l’alloggio a un cittadino maghrebino e l’accordo prevedeva una parte in nero. A un certo punto l’affittuario ha cominciato a non pagare più e, naturalmente, questo ha parecchio infastidito il padrone di casa. Dopo un periodo iniziale di pazienza e di inviti inascoltati ad andarsene, Verrico ha deciso di farsi giustizia da solo.

Secondo la ricostruzione della magistratura, ha suonato il campanello senza risultato, prima di dare due poderose spallate alla porta. Non essendo riuscito a sfondarla, si è armato di un piede di porco e, una volta all’interno di casa sua, ha sfogato tutta la propria rabbia, rompendo i sanitari con quella stessa sbarra di ferro. Nel catalogo dei danni ci sono un lavandino, la tazza del Wc e lo sciacquone. Danni tutt’altro che irrilevanti.

Tutto per impedirne l’utilizzo all’occupante. C’è stata una denuncia alla caserma dei carabinieri e sono state avviate le indagini su un fatto oggettivamente curioso. Il pubblico ministero titolare del fascicolo ha qualificato il reato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, portando Verrico di fronte al giudice. Non è stato un processo breve, a parte il fatto che il giudice onorario Domenico Riposati tiene udienza al massimo una volta alla settimana e mercoledì mattina è stato il momento della discussione finale.

La Procura della Repubblica ha ritenuto provata la penale responsabilità; la parte civile avrebbe scelto un reato differente e la difesa non aveva dubbi sul fatto che si trattasse di un fatto particolarmente tenue, male che andasse ci poteva stare il minimo della pena. Il giudice monocratico ha condannato alla multa e al risarcimento danni. Sessanta giorni per le motivazioni, sulla base delle quali Garlet potrà presentare l’atto di appello. 

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi