«Senza l’Imu i Comuni in ginocchio»

BELLUNO. Imu, che fare? Intanto, bloccare i cantieri. Il rinvio di tre mesi dell'imposta sulla prima casa mette nei guai soprattutto i Comuni più grossi della provincia: a Belluno e Feltre, i sindaci Jacopo Massaro e Paolo Perenzin si ritrovano a dover fare a meno di una cifra rispettivamente di 4 e 3 milioni di euro.
Il calcolo è solo a spanne, ma rende l'idea e l'unico salvagente potrebbe essere l'aumento delle aliquote sulla seconda. Soldi che possono servire a coprire buchi nel bilancio o ad avviare dei lavori importanti per i cittadini.
Magari nei grossi centri non si mettono in discussione i servizi forndamentali, di sicuro più di qualche dipendente può pensare alla precarietà del suo stipendio.
A meno che i quattrini non arrivino in qualche altro modo nelle casse dei municipi, possibilità questa di cui non si parla nel decreto del governo Letta.
Massaro: "Cantieri fermi". A Palazzo Rosso, l'hanno presa male, anche se il primo cittadino ha sempre detto che «non sono certo un appassionato dell'imposta municipale unica, ma non c'è dubbio che questo sia un provvedimento grave per i nostri conti. Il primo effetto può essere che non partano i cantieri e il motivo è molto semplice: non avessimo il patto di stabilità da rispettare, potremmo anche pensare di partire lo stesso, tanto prima o poi i soldi arrivano. Ma con questo vincolo, dobbiamo per forza aspettare di vederli passare nelle nostre casse. Non possiamo permetterci di spenderli, prima di averli visti. E' evidente che siamo preoccupati, a maggior ragione in un momento in cui i trasferimenti dallo Stato sono già molto limitati».
Perenzin: "In ginocchio". Sul Colle delle Capre sono altrettanto allarmati, anzi di più. Il sindaco è anche lui in carica da poco, ma ha scoperto molto presto quanti soldi ci vogliono, per far girare la macchina amministrativa: «Una scelta scellerata, che ci priva ci una somma molto importante. Utile non tanto ad avviare nuovi lavori, ma a coprire uno squilibrio nel bilancio di previsione 2013, che ammonta a un milione e mezzo. I conti sono questi. Di fronte a questo, non esagero, quando dico che rischiamo il fallimento. E sono sempre convinto del fatto che, se questo paese tiene, è perché tengono gli enti locali. Tutto aumenta e siamo in difficoltà nell'erogazione dei servizi».
Gigi Sosso
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