«Se l’economia è in crisi la società vive meglio»
CORTINA. «Quando l'economia è in crisi, la società sta meglio; e questo è dimostrato dal minor uso di antidepressivi. Che la crisi avanzi, dunque, perchè si abbia una società migliore».
Questo diceva Serge Latouche nel 2008, quando la crisi stava esplodendo; ed è con questa citazione che Francesco Chiamulera, ideatore e organizzatore di “Una montagna di libri”, ha presentato venerdì sera all'hotel Miramonti di Cortina lo stesso Serge Latouche, professore emerito dell’Università di Paris-Sud (Orsay), conosciuto come il principale teorico della “decrescita felice”.
«Siamo nella trappola di una società di crescita: la crescita per crescere, per crescere, e per crescere ancora, invece di crescere per soddisfare i proprio bisogni. E tutto questo, in un pianeta in cui le risorse sono limitate, e dove produciamo in continuazione rifiuti, con il conseguente inquinamento di aria e acqua».
Secondo Latouche, dal dopoguerra ad oggi si possono dividere gli anni in due periodi trentennali: gli anni "gloriosi", dal 1945 al 1975, dove c'è stata effettivamente una grande crescita, e gli anni "pietosi", dagli anni Settanta in poi, in cui i costi della crescita sono stati superiori ai benefici.
«Ci troviamo da molti anni in una società di crescita senza crescita, ma c'è voluto il fallimento della Lehmann Brothers nel 2008 per farcelo capire. La crisi che ne è derivata ha fatto prendere coscienza alla gente della situazione».
Una presa di coscienza che si è concretizzata, ad esempio, nella vittoria di Alexis Tsipras alle ultime lezioni in Grecia.
«In Grecia i "decrescenti convinti" e i "decrescenti per forza" hanno portato alla vittoria questo nuovo partito che riconosce l'austerità come una follia. L'unica strada per recuperare l'autonomia», dice Latouche, «è l'uscita dall'euro».
Un principio, quello della decrescita, che potrebbe essere accostato a quello del socialismo, ha fatto notare Chiamulera; ma, secondo Latouche, le cose invece non stanno così.
«Socialismo e decrescita non sono più allineati: il socialismo è condividere diversamente; ma, per arrivare a questo, c'è bisogno della rivoluzione, perché i ricchi non vogliono condividere la loro ricchezza. La decrescita è invece un cambiamento radicale del modo di pensare, un processo lungo che si farà per forza, che implica l'uscita dal capitalismo. Il punto di arrivo per la decrescita sarà il ritrovare il senso dei limiti».
Chiamulera ha posto una domanda conclusiva sul "turismo della decrescita".
«Il desiderio di viaggiare nell'uomo c'è sempre stato», ha risposto Latouche, «ma non per la maggioranza della gente. Ora è stata creata l'idea di viaggiare per spostarsi altrove a riposare, per evadere dallo stress ; ma ci si può rilassare anche nei propri luoghi e viaggiare solo per piacere».
Il prossimo incontro di “Una montagna di libri” è per stasera nella Basilica minore, alle 21, con il concerto d’organo del maestro Giorgio Benati e la voce del soprano Valentina Iacono.
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