Scovato foreign fighter albanese: rimpatriato

H.V., 26 anni, (già sotto inchiesta anche a Venezia) voleva combattere per l’Isis. Salvini ha firmato il decreto di espulsione
PESCI AG.FOTOFILM TREVISO RISSA IN VIA FELTRINA VICINO BAR HOLLYWOOD
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Inneggiava ad Allah Akbar e voleva partire per la Siria, a combattere con gli jihadisti, insieme con i foreign fighters: due amici su tutti, fra i suoi: Ismar Mesinovic che si dileguò portandosi dietro il figlio, e Munifer Karamaleski. Carabinieri e polizia hanno espulso V.H., albanese di 26 anni con sogni da combattente dell’Is: per lui un decreto firmato dal ministro Salvini, e volo scortato fino a Tirana, nel paese di origine.

Il decreto è stato emesso nei giorni scorsi ed eseguito martedì sera quando i carabinieri del Nucleo informativo e la Digos sono andati a prenderlo nell’abitazione del centro città dove viveva con i genitori e un fratello (completamente estranei alle sue vicende). Un decreto chiesto e ottenuto in quanto per gli inquirenti la presenza dell’albanese in Italia era una minaccia per la sicurezza dello Stato: V.H. è risultato vicino a organizzazioni terroristiche di matrice islamica.

Non può rientrare in Italia o in Ue per 15 anni: se dovesse farlo (come in una precedente occasione) sarà arrestato e rischia una pena fino a tre anni.

Il giovane non ha mai fatto mistero della sua fede per i guerrieri di Allah: i carabinieri lo tenevano d’occhio già da diversi anni, la procura di Venezia aveva aperto un fascicolo per associazione con finalità di terrorismo che però non approdò a granchè.

«Per due volte ha cercato di arrivare in Siria tramite Albania e Bulgaria, ma in entrambi i casi non c’è riuscito» spiega il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Francesco Rastelli. «Qui era stato coinvolto nell’operazione Borac del 2014, nell’indagine dei carabinieri dei Ros sui foreign fighters presenti in Italia, e alla fine abbiamo informato anche la Dda. Abbiamo continuato a monitorarlo: la pericolosità sta nei suoi sbalzi caratteriali, nelle intenzioni espresse più volte, che possono degenerare in azioni violente. I famigliari non si sentivano sicuri».

In Siria ha cercato di arrivare via Bulgaria-Romania a gennaio di quest’anno ma le autorità bulgare lo hanno pizzicato: rimpatriato in Albania, V.H. è comunque riuscito a rientrare a Belluno.

V.H. era regolare e aveva anche lavori a tempo determinato nell’edilizia, come imbianchino o muratore. In più occasioni però avevano fatto paura alcune sue dichiarazioni a favore della guerra jihadista, anche di recente, ma soprattutto perchè ha continuato a restare in contatto con «noti foreign fighters di origini balcanica partiti dall’Italia per raggiungere la Siria e che lui stesso ha tentato di raggiungere i territori siriani per combattere nelle fila dei miliziani dell’Isis», spiega la questura.

Nel gennaio 2019, a Venezia, nei pressi dell’ex consolato onorario di Turchia, V.H. era stato controllato mentre, a bordo del suo furgone e in stato confusionale, pronunciava frasi a favore dell’Islam e dei suoi martiri. Anche la procura di Venezia si era quindi interessata e nei suoi confronti era stato aperto un fascicolo per l’ipotesi di associazione con finalità di terrorismo. Ultimamente aveva preso di mira esponenti politici nazionali, indirizzandoli di frasi ingiuriose. Proprio questa sua condizione di alterazione psichica, secondo gli investigatori, lo rendono più pericoloso e imprevedibile. —



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