Belluno, prostituzione in finti centri massaggi gestiti on line: undici indagati dai carabinieri

L’operazione Happy ending dell’Arma ha portato a “liberare” 23 donne tra i 40 e i 50 anni che venivano sfruttate tra Sedico, Santa Giustina e Ponte

I carabinieri durante l'operazione Happy ending
I carabinieri durante l'operazione Happy ending

Operazione Happy ending dei carabinieri contro la prostituzione: chiusi tre centri massaggi e indagate 11 persone per relativi reati. Smantellata una fitta rete di finti centri massaggi:  nei tre centri per massaggi ed estetica chiusi  c’era in realtà un sofisticato giro di prostituzione, gestito da Milano, che fruttava fino a 60.000 euro al mese. Donne segregate e ruotate tra Sedico, Ponte nelle Alpi e Santa Giustina. 

 

Giro di prostituzione: chiusi tre finti centri estetici a Ponte, Sedico e Santa Giustina

Dietro contratti di locazione all'apparenza regolari e vetrine meticolosamente coperte da pellicole oscuranti, si nascondeva una realtà di isolamento e sfruttamento. È quanto hanno portato alla luce i carabinieri della Stazione di Sedico che, sotto il coordinamento della procura della Repubblica di Belluno, hanno concluso la complessa operazione. L’indagine, condotta con meticolosi servizi di osservazione e pedinamento, ha svelato i contorni di una vera e propria impresa criminale "a conduzione remotizzata". I clienti venivano attirati tramite innumerevoli annunci pubblicati su portali web specializzati in incontri, con testi espliciti e ingannevoli per pubblicizzare le prestazioni, del tipo: "Attenzione... foto 100% reale niente fregature!!! New entry... completissima". A gestire i contatti non erano le donne presenti nei locali bellunesi, ma una sorta di "call center" centralizzato. Chiamando l'utenza indicata nel sito di incontri, i clienti venivano accolti da una voce femminile con forte accento orientale che concordava l'appuntamento e forniva le indicazioni per raggiungere i “centri massaggi”, volutamente privi di insegne e di difficile individuazione.

Era lei il vertice logistico e operativo del sistema: smistava i clienti, incassava i proventi, trasportava le nuove ragazze per garantire un turnover continuo e si occupava persino di rifornire i centri di beni di prima necessità (come carta igienica, prodotti per la pulizia e scorte di cibo asiatico), consegnati tramite un furgone che faceva la spola tra le varie sedi.

Le donne impiegate – 23 ragazze di origine asiatica, tra i 40 e i 50 anni, che parlavano a malapena l'italiano – vivevano in una condizione di totale sudditanza all'interno degli appartamenti: non uscivano quasi mai, trascorrendo il tempo in abiti succinti in attesa dei clienti o guardando video sui propri cellulari, dipendendo in tutto e per tutto dal sistema. Non avevano alcuna autonomia di contrattazione: le prestazioni erano rigidamente tariffate (40-50 euro per rapporti orali, fino a 100 euro per rapporti completi protetti). Il denaro, preteso in contanti, veniva subito occultato in borse o in altre stanze. A fine giornata, le ragazze dovevano rendicontare l'incasso alla "capa" tramite messaggi e appunti cartacei.

 

Il contante sequestrato
Il contante sequestrato

I numeri documentati dai carabinieri restituiscono le proporzioni di una "macchina ben avviata": una media di circa 7 clienti al giorno per struttura, con un viavai continuo ogni 20-30 minuti. Nel solo centro di Sedico, in due settimane di monitoraggio, sono stati accertati ben 106 ingressi da parte di soli uomini.I carabinieri hanno anche sequestrato del materiale ritenuto probante: a Sedico,  740 preservativi e 2.820 euro in contanti; a Ponte nelle Alpi, sequestrati oltre 250 preservativi e 2.125 euro in banconote di piccolo taglio;  a Santa Giustina (centro di più recente apertura),  294 preservativi, 755 euro in contanti e un manoscritto contenente la contabilità occulta dei guadagni.

Nel registro degli indagati sono finite 11  persone tra i 25 e i 65 anni, ritenuti responsabili a vario titolo di aver organizzato, favorito o tratto profitto dal sistema di prostituzione. Nei confronti delle due figure di vertice (la donna ritenuta "direttrice operativa" e l'uomo responsabile della logistica), il Gip del Tribunale di Belluno ha inoltre emesso un'ordinanza di applicazione della misura cautelare del divieto di dimora nella provincia, per aver costituito e amministrato una casa di prostituzione, favorito e sfruttato la prostituzione, con l’aggravante di aver agito in danno di più persone. I clienti dei centri (appartenenti alle più diverse fasce sociali ed anagrafiche) sono stati sentiti in qualità di persone informate sui fatti, a conferma delle dinamiche all'interno dei locali confermando il già inequivocabile il quadro accusatorio contro gli organizzatori della rete di sfruttamento.

 

Gli anticoncezionali ritrovati anche nei recipienti dei detersivi
Gli anticoncezionali ritrovati anche nei recipienti dei detersivi

«L'Operazione Happy Ending non rappresenta soltanto un decisivo colpo a un giro d'affari illecito radicato nel territorio, ma assume un delicato valore sociale»spiegano i carabinieri di Belluno «L'intervento dell'Arma ha infatti interrotto una catena di sfruttamento subdolo, perpetrato ai danni di donne vulnerabili, sradicate dal loro contesto, isolate dal mondo esterno e ridotte a meri strumenti di profitto illecito. Questo risultato investigativo dimostra, ancora una volta, come la costante e capillare presenza dei Carabinieri sul territorio – capace di cogliere e decifrare anche segnali di anomalia in contesti all'apparenza normali – sia l'argine più solido contro ogni forma di illegalità.

 

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