Sanità feltrina, stanziati sei milioni

FELTRE. Un bilancio d’azienda con il segno più da 484 mila euro e la storica firma di sindaci di confine che hanno fatto quadrato attorno agli ospedali di Feltre e Lamon per presidiare la sanità di montagna e per difendere eccellenze e specificità del territorio.
I tempi. Entro il 2019 sarà riconsegnata la piastra con le sale chirurgiche funzionanti. Entro il 2020 sarà individuata e incaricata l’impresa di costruzioni per rimettere a nuovo l’ospedale dell’altopiano. La firma della convenzione dei fondi di aree di confine, sottoscritta ieri fra l’Usl Dolomiti e il comitato dei sindaci, ha messo nero su bianco l’impegno a completare le grandi opere del distretto di Feltre, con la dotazione di attrezzature per la nuova piastra chirurgica (per la quale il comitato paritetico Fondi di confine ha autorizzato l’erogazione di due milioni di euro), e con il potenziamento e adeguamento dell’ospedale di Lamon per il quale i milioni dei Fondi sono quattro e servono alla ristrutturazione funzionale ed estetica del centro di riabilitazione.
Fondi di confine e futuro. Deciso l’investimento nel 2015, «adesso dobbiamo pensare a come ottimizzare le risorse che ci sono nel nostro territorio bellunese superando la logica dell’ognun per sé», ha detto il presidente del comitato dei sindaci, Paolo Perenzin. Un concetto ripreso da Federico Dalla Torre presidente di Umf che ha sottolineato come «questa legge non si esaurisce, ha un futuro. Dobbiamo essere pronti anche ad altre forme di collaborazione». E un concetto valorizzato dal presidente del comitato fondi di confine, Roger De Menech che ha sottolineato come l’atto della firma rappresenti una pietra miliare «sulla capacità degli enti di fare progetti di area vasta nell’interesse di fornire servizi prioritari alla comunità intera dei cittadini».
E Alessandro Dalla Gasperina, consigliere provinciale, ha auspicato che «la sanità di montagna trovi la sua giusta rilevanza in un momento critico in cui si decide la razionalizzazione a livello regionale».
Rassicurazioni della Regione. Ma nel nuovo piano sanitario, non c’è alcuna ragione di pensare che la sanità di montagna sia smantellata, questa la rassicurazione di Franco Gidoni «specie a fronte di una virtuosità finanziaria dell’Usl Dolomiti che ha chiuso con un consistente attivo di bilancio». Invece, l’appello che è venuto dal consigliere di palazzo Ferro Fini, e che sarà la sfida del futuro, è quello relativo alla mancanza di medici. “I medici laureati sono diecimila all’anno, ma le specializzazioni si attestano al trenta per cento in meno.
Il nuovo governo dovrà mettere mano a questa contraddizione che rischia di regalare specialisti Oltralpe e lasciare belle “scatole” senza risorse” .
I costi. Lamon sarà soggetto a una totale ristrutturazione, funzionale ed estetica, “che rafforzerà la valenza specialistica del nostro Centro attrattivo” , ha detto Ornella Noventa, sindaco dell’altopiano. E Feltre con il muovo blocco chirurgico. È spettato al direttore generale Adriano Rasi Caldogno illustrare il quadro economico, cinque milioni per Lamon di cui quattro dai Fondi e uno dalla Regione con ulteriori trecentomila euro di acquisto delle attrezzature. E 38 sono i milioni che si sono investiti nella piastra chirurgica comprensivi di quasi sette milioni di attrezzature, dalla grande diagnostica ai portatili per le sale operatorie, in parte già acquisite, come la risonanza magnetica su cui però pende un ricorso al Tar da parte di un fornitore. Problema che si risolverà a breve.
Laura Milano
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