Sabotaggio Dolomitibus: 13 indagati

Dopo le indagini della Digos, il procuratore Pavone ha iscritto nel registro un gruppo di dipendenti dell’azienda di trasporto
Di Gigi Sosso
Dolomitibus presenta i nuovi ecobus a basso impatto ambientale. Paolo Rodighiero amministratore delegato Dolomiti bus
Dolomitibus presenta i nuovi ecobus a basso impatto ambientale. Paolo Rodighiero amministratore delegato Dolomiti bus

BELLUNO. Caccia ai 13. Tanti i dipendenti di Dolomitibus indagati dalla procura della Repubblica di Belluno per danneggiamento aggravato del pullman messo di traverso al cancello del deposito di via Col da Ren, all’alba del 24 gennaio; interruzione di pubblico servizio, perché quella mattina le corse per studenti e lavoratori non partirono; violenza privata nei confronti dei colleghi, che avrebbero voluto cominciare a lavorare e, invece, furono costretti a rimanere fermi e furto aggravato delle chiavi dal cruscotto. Il procuratore capo Francesco Saverio Pavone li ha iscritti nel registro degli indagati, dopo un paziente lavoro suo e della polizia giudiziaria. Nel caso specifico, gli agenti della Digos, che hanno scandagliato fotogramma per fotogramma le immagini della videosorveglianza urbana. Non ci poteva essere molta luce, in un mattino d’inverno e fondamentali sarebbero stati alcuni dettagli dell’abbigliamento, oltre che le parole di alcuni colleghi sentiti da Pavone.

Le reazioni. L’ad di Dolomitibus, Paolo Rodighiero ha accolto la notizia dei dipendenti indagati con un supplemento di amarezza. Non è in grado di anticipare eventuali provvedimenti nei loro confronti, a parte il fatto che si parla ancora d’indagati e non d’imputati, tanto meno di condannati in primo grado: «Non sappiamo se sono colpevoli ed, eventualmente, di cosa», allarga le braccia Rodighiero, «senza dubbio le ipotesi di reato sono pesanti o molto pesanti, ma non sono nelle condizioni di prendere delle iniziative nei loro confronti. So soltanto che la procura ha fatto un lavoro molto accurato, che a un certo punto sembrava arenato sulle immagini non chiarissime. Sono contento che questo problema sia stato superato».

La gomma bucata si può cambiare e le chiavi si rimediano in qualche maniera. Ma c’è qualcosa di più difficile da risarcire: «Mi rimane dentro una grandissima amarezza, perché quel giorno abbiamo lasciato a piedi tanti lavoratori, che sarebbero saliti sui nostri mezzi per andare in fabbrica o in ufficio e tanti studenti, che avevano il diritto di andare a scuola, come ogni altra mattina», prosegue Rodighiero, «è questo l’aspetto più imperdonabile, tutto il resto si può tranquillamente riparare».

I fatti. L’allarme scatta alle 5.30 di quel venerdì, quando un mezzo con una ruota sgonfia viene trovato al cancello del deposito di via Col da Ren. Non è una corriera qualsiasi: è quella nera, che è diventata il simbolo della protesta dei lavoratori dell’azienda, dopo il passaggio da Ratp Dev agli imprenditori Federico Mattioli e Massimo Fiorese, che rappresentano Cortina Express e Flybus. Non ci sono le chiavi e spostarla è impossibile. Non esce nemmeno un pullman; nella notte erano comparsi anche dei cartelli, indirizzati non solo ai nuovi padroni, ma anche all’amministratore delegato Rodighiero: “Dolomitibus non è terra di conquista” recita uno di questi. Gli autisti si presentano al lavoro e, con il passare del tempo, sono sempre più numerosi. Ma nessuno riesce a partire. Arrivano le forze di polizia. Solo verso le 8.30, il mezzo di traverso viene spostato dal personale di Dolomitibus e il servizio può cominciare, ma intanto in città e provincia è il caos. Alle fermate, non passa nessuno ed è poprio l’orario più critico. Quello in cui si va a lavorare o a scuola. Cominciano le indagini e ieri ecco il primo risultato: ci sono 13 dipendenti iscritti nel registro degli indagati.

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