Vuole fare il sindaco, ma rischia il carcere: pena definitiva per lo “sceriffo” De Zordo
Il candidato di Cibiana Resurrezione è stato condannato in primo grado e l’appello è stato dichiarato inammissibile

Candidato sindaco rischia il carcere. Nella migliore delle ipotesi gli arresti domiciliari o l’affidamento in prova ai Servizi sociali. Franco De Zordo della lista della lista Cibiana Resurrezione si è visto dichiarare inammissibile l’appello, perché tardivo, contro la condanna a tre mesi di reclusione senza la sospensione condizionale della pena e un risarcimento danni di 15 mila euro all’ex moglie per violazione degli obblighi familiari. La donna si era costituita parte civile con gli avvocati Mauro Gasperin e Isabella Comiotto e avrà pagate anche le spese sostenute. La sentenza di primo grado del giudice Federico Montalto diventa definitiva: nessuna possibilità in Cassazione.
Bisognerà aspettare i tempi del Tribunale di Sorveglianza, poi la pena andrà in esecuzione e c’è da ricordare che le elezioni amministrative sono in calendario per i giorni 24 e 25 maggio. Il paese sarà anche piccolo, tuttavia le liste sono tre e un sindaco salterà fuori per forza. Difficile prevedere qualsiasi tipo di scenario, a maggior ragione perché l’indomito sceriffo, come ama definirsi sul suo canale YouTube, è appena stato querelato anche dal commissario straordinario Antonio Russo, che ha deciso di procedere, perché il 25 aprile, giorno di presentazione delle liste elettorali, De Zordo avrebbe offeso l’ente e anche chi lo rappresenta.
Cibiana Resurrezione era stata esclusa dalla sottocommissione per una serie di problemi formali nella documentazione depositata, in particolare in alcuni dei moduli con le firme di accettazione delle candidature. Ma un ricorso al Tar del Veneto l’ha riabilitata, dopo che tre candidati consiglieri erano stati depennati, facendo scendere sotto il numero minimo di sette previsto dalla normativa.
Tra De Zordo e l’ex coniuge ci sono state diverse querele incrociate, certo una di quelle presentate dalla donna sarà decisiva. De Zordo era stato portato in tribunale perché accusato di non aver versato l’assegno di mantenimento per un figlio minore senza alcuna colpa e del quale si parla il meno possibile: alimenti e spese straordinarie mediche e scolastiche. In sede di separazione, il Tribunale civile aveva disposto che il padre di famiglia corrispondesse la somma di 250 euro al mese, in realtà non ha mai dato nulla, nemmeno durante il periodo fino al 2022 nel quale percepiva il reddito di cittadinanza. Ha contribuito, al massimo, con abiti e scarpe usate, ritenendo falso il documento del giudice.
Il pm Giada Modena aveva chiesto sei mesi e 600 euro e la ex 20 mila euro. Il difensore d’ufficio Marinella Pasin aveva fatto ciò che poteva, malgrado nella precedente udienza De Zordo avesse minacciato di denunciare lei, ricusare il giudice e pubblicare tutto su YouTube – prima di essere allontanato e affidato ai carabinieri – domandando l’assoluzione con l’applicazione delle attenuanti generiche, in subordine il minimo della pena.
Non era nemmeno presente il giorno della sentenza di primo grado, tuttavia dopo il deposito delle motivazioni si è occupato personalmente della redazione dell’atto d’appello, finendo per presentarlo in ritardo, senza mettersi a sindacare sul contenuto, sempre discutibile. Il procuratore generale veneziano non poteva che chiedere e ottenere la sua inammissibilità e la sentenza di condanna è diventata definitiva. Cosa succederà adesso, premesso che l’imputato potrebbe anche non essere eletto alla poltrona di sindaco di Cibiana di Cadore?
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