Rsa di Sorriva mai aperta Dalla Torre: «Ci dicano se interessa oppure no»

L.m.

SOVRAMONTe

Ancora nulla di nuovo sotto il sole di Sorriva per quanto riguarda la Rsa. Nonostante la discesa a Venezia della nuova giunta e il confronto con l’assessore alle politiche sociosanitarie Manuela Lanzarin, al sindaco Federico Dalla Torre non è arrivato alcun riscontro. Così lunedì il primo cittadino che si ritrova una struttura finita e rifinita, pronta all’uso dal 2016, ma senza persone da inserire, e che ha un accordo per 200 mila euro in sospeso per la dotazione di arredi e mobili adeguati ai bisogni, ha scritto una lettera ai soggetti interessati.

«Ho trasmesso una nota indirizzata ai direttori generale e sociale dell’azienda sanitaria, al presidente della conferenza dei sindaci e per conoscenza all’assessore regionale Lanzarin, sollecitandoli perentoriamente a una scelta, quella di dire sì o no all’utilizzo della struttura. L’ipotesi più accreditata era quella di cominciare a trasferire gli ospiti ex psichiatrici di Pullir nella nuova struttura di Sorriva. Un processo in linea con il nuovo piano della psichiatria territoriale che libera posti letto alle nuove cronicità, nelle comunità estensive di Pullir, e accoglie in uno spazio nuovo e adeguato ai bisogni quegli ex pazienti, alcuni dei quali con trascorso manicomiale che da tanto tempo non hanno più manifestazioni di scompenso psichico e che sono come tutti gli altri anziani. Però non abbiamo ancora avuto risposta su questo aspetto. È dal 2016 che abbiamo fatto tutto quello che ci ha detto di fare la Regione, adesso ci ritroviamo con una struttura a quattro stelle che continua a rimanere chiusa o solo parzialmente usata, peraltro non con la destinazione originaria. Ma non può essere lasciata così. Perché la responsabilità non è solo del Comune che rappresento e dei problemi che si devono affrontare perché ci sono in ballo 200 mila euro su accordi che non si possono più rescindere. La responsabilità, qualora dovesse rimanere una cattedrale nel deserto, dovrà essere ascritta e distribuita fra i committenti pubblici che l’hanno finanziata».

Il riferimento va alla Regione che aveva investito 700 mila euro per la realizzazione dell’edificio. Nel 2016 quella di Sovramonte era stata riconosciuta come prima e unica Rsa per disabili. Adesso è diventata una struttura flessibile per nuove necessità, quelle legate al piano psichiatrico territoriale. —



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