Quell’esproprio era irregolare ora il Comune pagherà la causa

SAN GREGORIO NELLE ALPI
Dopo il Tar anche il Consiglio di Stato ha dato ragione ad una famiglia di agricoltori che da anni ha ingaggiato contro il Comune di San Gregorio nelle Alpi una battaglia a colpi di carte bollate per rivendicare i diritti di proprietà su una strada espropriata. E se il Tribunale amministrativo Regionale, nel 2005, nella propria sentenza diede ragione parzialmente alla famiglia Paganin, ora il Consiglio di Stato ha accolto in toto il loro ricorso condannando il Comune di San Gregorio alle spese del doppio grado di giudizio quantificati con gli interessi a poco meno di diecimila euro. La vicenda si trascina ormai da venticinque anni e risale al maggio 1989 quando il Comune con una delibera classificò come pubblica il tratto di strada che va dalla comunale "dei Paluch" alla contrada Paganin. Di fatto fu il primo atto per l'esproprio della strada. Una strada che per la famiglia, titolare di un'azienda agricola, era strategica per la conduzione dell'attività. Così importante che, stando alla versione di parte Paganin, ci sarebbe stata anche la proposta di cedere gratuitamente un terreno per un tracciato alternativo purché non venissero tagliati a metà i propri fondi. Il tratto di strada che è pomo della discordia oltre ad attraversare i campi della famiglia Paganin collega anche il paese con le abitazioni di alcuni nuclei familiari. Dopo che nel maggio del 1989 il Comune classificò con una delibera quel tratto di strada come pubblica, l'amministrazione comunale provvide ad effettuare opere di inghiaiatura, apporre cartelli segnaletici e pattugliare la strada per far spostare i trattori o altri mezzi dell'allora titolare dell'azienda agricola, Eliseo Paganin, che intralciavano il passaggio ai componenti dei tre nuclei familiari, utenti della strada. Secondo i Paganin il Comune si era appropriato della loro strada non a fini di interesse pubblico ma a tutela delle famiglie che l'attraversavano per raggiungere la loro abitazione. Nel gennaio del 2005 il Tar annullò in parte i provvedimenti adottati dal Comune ma non la delibera di variante parziale al Piano Regolatore con la quale il Comune approvava la destinazione della strada privata a viabilità pubblica. Una sentenza favorevole alla famiglia Paganin (tutelata dagli avvocati Luca Dalle Mule e Franco Zambelli) ma che non li accontentò perché volevano vedersi riconosciuti completamente i loro diritti. Da qui il nuovo ricorso al Consiglio di Stato che ha accolto in toto l’originario ricorso. Cosa succede ora? Che si dovrebbe ripartire da zero essendo stati annullati tutti gli atti adottati dal Comune dal 1989 al 2001. La vittoria della difesa degli avvocati Luca Dalle Mule e Franco Zambelli riguarda un principio fondamentale: il Comune non può espropriare un privato per favorirne un altro.
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