Quelle automobili “sospette” in centro con targa svizzera

di Marco Filippi
BELLUNO
Il maxi-processo ai vertici della Gd Consulting, la società d’intermediazione finanziaria truffaldina che ha raccolto oltre 50 milioni di euro tra risparmi e fondi neri di aziende, è entrato nel vivo. Un solo testimone è stato sentito nell’udienza di ieri, partita con un’ora di ritardo per la mancanza del cancelliere, interrotta un paio di volte e terminata poco dopo le 16. Si è trattato di un maresciallo della Guardia di Finanza, che ha spiegato le varie fase delle indagini: dagli iniziali controlli, ai pedinamenti dei vertici della società fino alla notifica degli ordini di custodia cautelare agli indagati.
Auto sospette. Le indagini sulla società italo-svizzera partono nei primi mesi del 2005 dal controllo di alcune auto sospette che vengono notate con frequenza a scorazzare per il centro cittadino. Si tratta di una Porsche Cayenne, una Bmw X5 ed una Bmw 645, utilizzate in particolare dal bellunese Roberto Bortolotto ed intestate a due società svizzere, tra cui la General Dinamics Sa che faceva capo a Gianpiero Addis Melaiu.
La svolta. La classica svolta nelle indagini arriva il 14 settembre del 2005 quando Bortolotto viene fermato alla frontiera di Chiasso, al confine italo-svizzero, per quello che il testimone ha definito in aula “un controllo di routine”. Bortolotto ai finanzieri si qualifica inizialmente come diplomatico e si rifiutare di mostrare il contenuto della valigetta che ha con sè. Dopo un’ora, però, cede e mette a disposizione delle Fiamme Gialle la documentazione finanziaria compresi 120.000 euro in contanti e anche franchi svizzeri. Tra i vari incartamenti viene trovata una lista di quasi 500 clienti italiani, identificati con un codice “alfa-numerico”, riconducibile all’attività della Gd Consulting srl, la società gemella della General Dinamics Sa svizzera, che ha la propria sede operativa in piazza dei Martiri a Belluno, ma che conta filiali a Milano, Bergamo e Conegliano.
Le liste. Dall’analisi dei documenti trovati in possesso a Bortolotto alla Dogana di Chiasso, oltre alla lista dei clienti, c’è anche quella che compone l’oganigramma della società. Ed i finanzieri, attraverso la Consob e l’Ufficio italiano Cambi scoprono che la Gd Consulting non ha i requisiti per effettuare l’attività d’intermediazione finanziaria.
I soldi in Svizzera. Durante le indagini si scopre che gli agenti della Gd Consulting proponevano alla clientela operazioni speculative nel mercato dei cambi, promettendo interessi molto elevati (fino al 10%). Le operazioni venivano curate dalla General Dinamics Sa, la società “gemella” svizzera della Gd Consulting alla quale venivano trasmessi illegalmente i fondi raccolti in contanti tra i clienti.
Il tranello. Iniziano così le intercettazioni telefoniche ed i pedinamenti dei personaggi di spicco della società. Tra questi c’è anche E. D., la responsabile feltrina della sede di Conegliano, che il 10 novembre 2005 viene fermata ad un controllo mirato della Guardia di Finanza al confine di Chiasso. La donna viene trovata in possesso di materiale importante per l’indagine, tra cui anche un appunto scritto a mano riguardante le strategie per invogliare i clienti ad investire i propri soldi attraverso la Gd Consulting. Tra le parole d’ordine ci sono “nero fiscale”, “contanti” e “riservatezza”.
Telefonini svizzeri. Dopo il controllo della E. D. alla Dogana di Chiasso, secondo la versione fornita in aula dal maresciallo-testimone, i vertici della società vanno in fermento e decidono di comunicare tra di loro con dei nuovi telefonini svizzeri che, a loro giudizio, non sono intercettabili. Cosa, invece, non vera.
Clienti facoltosi. Ad inizio del 2006 i finanzieri iniziano a far “visita” ai clienti più facoltosi, anche per capire, dalle successive intercettazioni telefoiniche, la reazione di Addis Melaiu e soci. Tra questi c’è anche Ermes Forlin, un imprenditore edile di Feltre, presso il quale vengono trovate ricevute ed altro materiale riconducibile alla Gd. Non a caso, in una telefonata tra Bortolotto ed un altro uomo di spicco della Gd, del 2 febbraio 2006, i finanzieri registrano la loro preoccupazione. «Si tratta di telefonate - ha spiegato il maresciallo - da cui emerge la consapevolezza degli indagati di compiere un’attività illecita».
Le misure cautelari. All’alba del 5 maggio 2006 scattano le misure cautelari. In carcere finiscono i vertici dell’organizzazione mentre agli altri indagati vengono applicate misure che vanno dall’obbligo di dimora alla semplice “firma” in caserma.
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