Pochi iscritti, in pericolo il corso per l’occhialeria

BELLUNO. Quale futuro per il distretto dell’occhiale e del territorio bellunese? Le sezioni provinciali di Femca Cisl e Filctem Cgil hanno fatto il punto sullo stato di salute del settore e la chiave di volta per assicurare un futuro delle aziende in linea con gli ottimi risultati ottenuti finora sembra essere una formazione più attenta e specifica che plasmi le tante figure professionali che le aziende fanno fatica a trovare. Una sete di competenze che, unita alla fuga inarrestabile di giovani dalla provincia, rischia di seccare alcune tra le radici storiche più forti che l’industria dell’occhiale ha a Belluno.
L’altra faccia della medaglia, però, non sembra suggerire una soluzione a questo problema: «È un paradosso», spiega Luca Romano, direttore del centro ricerche Local Area Network, «da un lato abbiamo un mercato da circa 82 miliardi, pronto a salire a 128 miliardi nei prossimi cinque anni, che cerca disperatamente tutta una serie di figure professionali qualificate da assumere; dall’altro abbiamo una scuola come l’Itis Segato, che molto probabilmente l’anno prossimo non riuscirà ad attivare il corso di tecnologia dell’occhiale, dato che a oggi ha solo quattro preiscrizioni per l’anno scolastico 2018-2019».
«In un momento storico particolare come questo» continua Romano «in cui la generazione fondatrice dei grandi marchi dell’occhiale è a fine ciclo e che l’aumento di costi in Asia, assieme alla scarsa qualità del lavoro, stanno facendo riportare qui diverse produzioni, ci sono moltissime occasioni per entrare in questo mondo. Penso ad esempio agli artigiani del metallo, che sembrano diventati introvabili in provincia in un momento in cui il mercato non chiede più occhiali in plastica, ma in materiali più di tendenza come l’alluminio».
«Abbiamo urgente bisogno di un polo formativo provinciale» ha spiegato Denise Casanova, segretaria Filctem Cgil di Belluno «un centro che aiuti le aziende a trovare le competenze che cercano e che indirizzi i giovani verso i settori scoperti del mondo del lavoro. Con l’impiego sempre più diffuso della robotica molti lavori stanno scomparendo, per questo serve riqualificare chi perde il posto e dare nuove competenze ai lavoratori per diventare indispensabili all’azienda». «Le competenze e il know-how del nostro territorio va valorizzato» spiega Nicola Brancher, segretario generale Femca Cisl di Belluno-Treviso. «Oggi troppe cose vengono decise negli accordi di secondo livello all’interno delle aziende, spesso allontanandosi dalle direttive del contratto nazionale; è una mole di lavoro enorme che si va ad aggiungere agli altri temi che dobbiamo affrontare. Non abbiamo ricette da distribuire, ma bisogno di costruire assieme una regia che ci assicuri uno scenario stabile e pronto per il futuro».
Dello stesso avviso anche Luciano Pero, docente del Politecnico di Milano: «La moda, come il cibo e le altre eccellenze italiane, sarà un mix tra robotica e artigianato di alto livello. Per quanto riguarda il preoccupante calo demografico in provincia, quello su cui devono concentrarsi i sindacati è ottenere orari di lavoro compatibili con la famiglia».
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