Olimpiadi, Malagò lascia la decisione al Governo

Il presidente del Coni chiede responsabilità alle tre pretendenti italiane Ma Ghedina e Zaia lanciano la sfida: «Noi siamo le Dolomiti, facciamo sul serio»
Il presidente del Comitato olimpico nazionale Giovanni Malagò durante la conferenza di chiusura degli Stati Generali dello Sport al Foro Italico a Roma, 21 novembre 2017. ANSA/CLAUDIO PERI
Il presidente del Comitato olimpico nazionale Giovanni Malagò durante la conferenza di chiusura degli Stati Generali dello Sport al Foro Italico a Roma, 21 novembre 2017. ANSA/CLAUDIO PERI

CORTINA. Giovanni Malagò, presidente del Coni, conferma che sono tre le città, in Italia, candidate alle Olimpiadi Invernali del 2026. E non una e trina, come sembrava l’altro ieri, a margine del recapito al Cio delle manifestazioni d’interesse. Cortina è in campo con la pari dignità di Milano e Torino, e non come supporto ai lombardi.

Però, attenzione: Malagò fa un accorato appello alla responsabilità, come a voler dire: non fatevi eccessiva concorrenza. A rigor di logica – si replica da Cortina –, essendo l’unica città alpina, per di più la capitale dello sci, non può essere a noi che viene chiesta maggiore responsabilità, fino al punto, magari, di star zitti.

Il sindaco Gianpietro Ghedina conosce bene Malagò, è anche un appassionato della “Regina delle Dolomiti” e glielo dirà, con il suo consueto far play, non appena lo incontrerà.

Trovando la piena condivisione del governatore Luca Zaia, ieri peraltro impegnato all’estero per un’altra, delicata candidatura.

«Al momento ci sono sette nazioni interessate», ha dunque riconosciuto il presidente del Coni, «noi siamo l’unica con tre città e questo si può interpretare molto bene, perché c’è un formidabile appeal dei cinque cerchi olimpici per il nostro Paese e posso dire che c’erano anche altre due potenziali sedi desiderose di farsi avanti. Ma la scelta implica qualche riflessione e una responsabilità maggiore», ha sottolineato Malagò, «rispetto a chi invece ha solo una città designata».

Ci sono in lizza Giappone, Austria, Svizzera, Canada, Svezia Turchia, ma l’Italia è l’unico paese con tre città in lizza: Milano, Torino e Cortina, appunto. Pare che altre due volessero farsi avanti, come ha ammesso Malagò. «Sarà sempre il Coni a scegliere, ma è un discorso da fare insieme al governo».

Già nel settembre scorso era partito il cantiere per la predisposizione del dossier Milano, quindi si presume che questa sia la candidatura forte. Ma né Torino né, tanto meno, Cortina vogliono fare un passo indietro, neppure a lato. «Ho sempre detto e lo ripeto che noi facciamo sul serio», afferma Zaia. Il Coni rimanda la palla al Governo, per la scelta definitiva. «E il Governo, quello nuovo», insiste il sindaco Ghedina, «noi dobbiamo averlo dalla nostra parte». «Il Coni», ha confermato ieri Malagò, «può portare delle considerazioni oggettive ma poi senza il governo tutto questo lascia il tempo che trova». «Chi è più favorito ad oggi? Qualche sede è molto forte e autorevole, altre meno, ma qualsiasi considerazione oggi lascia il tempo che trova», ha risposto ancora il capo del Coni.

Sul fatto che Milano ospiti proprio la sessione del Cio che nel 2019 dovrà eleggere la città vincitrice, Malagò si è detto fiducioso «che il Cio possa prendere seriamente in considerazione l’idea di modificare questa regola, che al momento preclude alla città che ospita la sessione a candidarsi per i Giochi». «Ma non è un discorso che riguarda solo la candidatura italiana», conclude il presidente del Coni. «Vale per il futuro, perché non vedo per quale motivo una nazione debba decidere se candidarsi per una sessione del Cio oppure per un’Olimpiade. È una cosa che non ha senso».

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