«Noi credevamo», il film sul Risorgimento unisce passato e presente

Sarà presentato questa sera al cinema Piave di Santo Stefano A parlarne sarà lo sceneggiatore Giancarlo De Cataldo
Una scena del film «Noi credevamo»
Una scena del film «Noi credevamo»
E' stato definito un film necessario all'Italia di oggi, in quanto pone domande precise sul nostro passato e sul nostro presente. Ed in effetti "Noi credevamo", il lungo film di Mario Martone, dedicato al nostro Risorgimento, vive anzitutto sul tentativo di collegare passato e presente in un confronto di speranze ed ideali mai facile e spesso amaro, ma proprio per questo utile ed in un certo senso ineludibile nell'attuale contesto di celebrazioni ufficiali. Il film sarà proiettato questa sera alle 20 al cinema Piave di Santo Stefano di Cadore.  A parlare di questo film, in occasione della sua proiezione promossa dalla Fondazione Centro Studi Transfrontaliero del Comelico e Sappada sarà lo sceneggiatore Giancarlo De Cataldo, presentato da Orazio Longo.  Il film esplora un Risorgimento nascosto, glissando su personaggi come Mazzini e Garibaldi ed indagando sullo zoccolo duro ed autenticamente popolare degli ideali e della lotta all'ingiustizia, in un arco di tempo che va dal 1822 al 1862. Tre giovani patrioti del Cilento, mossi dalle angherie dell'esercito borbonico, si affiliano alla Giovine Italia, vanno a Parigi, conoscono la principessa di Belgiojoso e cospirano contro Carlo Alberto. Ne consegue un vortice di fallimenti, tradimenti, veri o presunti, arresti e fughe, passando attraverso l'attentato di Orsini a Napoleone III e le imprese di Garibaldi, fino al tentativo del '62 di prendere Roma.  Dai 204 minuti del film presentato all'ultimo Festival di Venezia si passa ora a 170, atti e sufficienti peraltro a spiegare il fallimento di tante utopie di ieri e di tante storture dell'Italia di oggi.  «Più utile di un manuale di storia o di un pistolotto moralista sulla corruzione che tanto vende oggi» l'ha definito il critico Davide Turrini: vedremo se anche il pubblico di S. Stefano condividerà questo giudizio discutendone con lo sceneggiatore. Oltre che Giudice di Corte d'Assise a Roma, dove vive dal 1973, De Cataldo è scrittore, traduttore, autore di testi teatrali e sceneggiature televisive, nonché ottimo giornalista. Il suo libro più significativo è senz'altro «Romanzo criminale» (2002), dal quale è stato tratto un film, diretto da Michele Placido, e una serie televisiva, diretta da Stefano Sollima. Del 2007 è invece «Nelle mani giuste», ambientato negli anni '90, dal periodo delle stragi del '93 fino a Mani Pulite.  Nel 2006 ha curato per la Rai il progetto "Crimini", una serie tv scritta da grandi autori italiani, chiamati a trasporre in film di 100 minuti l'estrema diversità, e il fascino, delle realtà locali italiane.

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