Nel Bellunese il 19% degli inquilini non ha più i requisiti per l’alloggio Ater

Sono 287 (19%) le famiglie che non hanno più diritto all’alloggio popolare in provincia di Belluno. La nuova legge regionale, la 39 del 2017, ha cambiato i parametri per poter beneficiare di un appartamento Erp e l’Ater bellunese, fatti tutti i controlli, ha applicato gli aumenti degli affitti, o le riduzioni dove la situazione reddituale lo prevedeva.
Gli aumenti hanno generato un po’ di malumore, ma agli uffici di Cavarzano dell’azienda non ci sono state grandi proteste: «Le persone che hanno inviato lettere di protesta si contano sulle dita di una mano», spiegano il direttore e la presidente dell’Ater, Ilenia Rento. «Abbiamo ricevuto qualche segnalazione in più agli sportelli degli uffici, ma nulla di allarmante». Nulla a che vedere con la situazione che si sta vivendo in altri capoluoghi di provincia, come Treviso e Venezia, dove invece la protesta è molto accesa.
Nel Bellunese Ater ha circa 1600 alloggi, ma non tutti sono abitati. Alcuni sono in manutenzione, in altri deve subentrare un nuovo inquilino. Su 1496 appartamenti abitati (i dati si riferiscono ai mesi di giugno e luglio), sono stati verificati gli Isee di 1458 assegnatari. Gli altri non lo hanno portato, nonostante le sollecitazioni dell’azienda territoriale di edilizia residenziale a presentarlo. Queste persone sono state trattate come se avessero un Isee superiore ai 20 mila euro, dato limite per poter rimanere in una casa popolare. «Li abbiamo contattati uno per uno al telefono», continua la Rento. «Sono stati avvisati ma non lo hanno comunque portato».
Dei 1496 utenti degli alloggi popolari, 1209 sono risultati avere un Isee inferiore ai 20 mila euro. 287 invece avranno due anni di tempo per trovarsi un appartamento nel mercato libero, perché non hanno più i requisiti per beneficiare di un alloggio popolare. «Quarantadue utenti sono risultati intestatari di altri immobili adatti per uso abitativo», continua la Rento. E chi ha un’altra casa, con la nuova legge regionale, deve lasciare l’appartamento a chi ne ha bisogno. Sono 14 mila le famiglie in lista di attesa, in Veneto.
Per quanto riguarda i canoni di affitto, quello minimo (che era di venti euro al mese) è stato portato a 40 euro. Per gli Isee inferiori a 20 mila euro sono stati aumentati i canoni a 864 famiglie, sono stati diminuiti a 328. Gli aumenti vanno da poche decine di euro a cifre più elevate: «Ma l’analisi delle situazioni reddituali dimostra che i nuovi canoni sono sostenibili», precisa la Rento. Per quanto riguarda gli Isee sopra i 20 mila euro, 199 famiglie si sono viste aumentare l’affitto, 82 se lo sono visto ridurre.
«Le fasce deboli, come anziani, famiglie monoreddito, famiglie numerose e disabili, sono tutelate», continua il direttore dell’Ater. «Il problema è che negli ultimi 10 anni è cambiata la tipologia di utente che si rivolge ai nostri uffici. Stiamo dando sempre più risposte a persone che si trovano in una condizione di disagio sociale, ma ad aiutare questi soggetti dovrebbero essere i servizi sociali dei Comuni e dell’Usl, non l’Ater. Abbiamo avuto anche casi di persone che hanno rinunciato all’alloggio a Levego, trovandolo scomodo. Ma allora c’è un reale bisogno di avere una casa?». —
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