Muore dopo i vaccini, famiglia risarcita

BELLUNO. Di tribunale in tribunale, per ottenere giustizia. E dopo dieci anni la sentenza, destinata a fare storia. Francesco era un ragazzo sano e forte, di leva negli Alpini, ma un tumore ha interrotto a vent’anni il suo cammino. Per la prima volta un tribunale mette in relazione la sua malattia con i vaccini somministrati durante la leva. Un caso che Belluno conosce bene.
Dopo dieci anni di battaglie giudiziarie, la famiglia di Francesco Finessi, alpino di 22 anni di Codigoro, in provincia di Ferrara, morto nel 2002 per un linfoma di Hodgkin, ha ottenuto una sentenza storica: il giudice Alessandra De Curtis del tribunale di Ferrara ha riconosciuto, per la prima volta in Italia, un nesso di causalità tra il tumore e i vaccini fatti nel tempo durante il servizio militare di leva, somministrati “macroscopicamente” in modo sbagliato dai medici. Il ministero della Salute è stato così condannato dal Tribunale di primo grado di Ferrara a indennizzare la famiglia di Francesco Finessi con circa 150 mila euro.
Francesco Finessi morì in un ospedale di Genova il primo dicembre 2002 per un linfoma di Hodgkin. Dopo l'addestramento compiuto a Merano, aveva operato per diversi mesi a Belluno.
Perdere un figlio ventenne è un duro colpo per una mamma. Logico, quindi, andare a fondo. Santa Passaniti ha ingaggiato una sua personale battaglia per dimostrare che la colpa è dei vaccini. Analisi di sangue e sperma del figlio rivelarono la presenza di elevate quantità di metalli esistenti nei vaccini. Secondo la donna durante il servizio militare il figlio sarebbe stato letteralmente "bombardato" di vaccini. E soprattutto gli sarebbe stato somministrato per due volte il vaccino antitifoideo attraverso il "Neotyf", un medicinale che poi il ministero della Salute, nel gennaio del 2002, ritirò dal commercio, adducendo “ragioni di mercato”.
A novembre il processo penale per il caso Finessi si era concluso davanti al tribunale di Belluno con la condanna a tre anni di Nicola Marchetti, ufficiale medico del 16° reggimento Alpini di stanza alla caserma Salsa, per falso ideologico e falso materiale commessi da pubblico ufficiale in atti pubblici, per alcune visite mai effettuate sui soldati a lui affidati. In particolare, l'indagine metteva in relazione le mancate visite e un vaccino anti-tifo somministrato due volte a Finessi.
Ora un nuovo capitolo della storia giudiziaria della famiglia Finessi. La sentenza del Tribunale di Ferrara, il risarcimento, una decisione che rimarrà nella storia.
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