Montagna, l’inquinamento sarà misurato con i licheni

BELLUNO. Contro l’eliski e l’eliturismo non ci sono soltanto gli ambientalisti di “Mountain Wilderness”, il Club alpino italiano, imprenditori avveduti come la famiglia Vascellari della Funivia Marmolada, ma c’è anche l’intera Fondazione Dolomiti Unesco. La quale ci tiene così tanto alla tutela di queste montagne che ha deciso di misurare, attraverso l’analisi dei licheni, come si sviluppa l’inquinamento lungo le strade dei passi, e consigliare di conseguenza le amministrazioni locali, provinciali o regionali di provvedere alla chiusura del traffico automobilistico.
Tutte novità che Gigi Casanova e Giancarlo Gazzola, Carla Dossini, esponenti di primo piano di “MW”, hanno appreso ad un vertice con i massimi responsabili della Fondazione e del Comitato scientifico ai quali hanno spiegato perché l’associazione sta preparando un libro nero sugli abusi che continuano in quota e che potrebbero minare il riconoscimento dell’Unesco. Tutti d’accordo, in Fondazione, a cominciare dalla segretaria Marcella Morandini, e dai bellunesi Faoro della Provincia e Lasen, sulla necessità, anzi sull’urgenza di stoppare l’uso dell’elicottero in montagna, a meno che non lo si adoperi per ragioni di sicurezza o per trasporti particolari.
«Noi abbiamo esposto le ragioni della nostra contrarietà – riferisce Casanova -, considerando anche l’espansione di questa pratica, perfino da parte di taluni gestori di rifugi alpini, e ci ha sorpreso la condivisione da parte degli autorevoli interlocutori, anche loro contrarissimi senza se e senza ma».
L’eliski e l’eliturismo sono, oltretutto, fonte di rumori ormai insopportabili. Ed ecco il rilancio, contro questa forma di inquinamento, della proposta di sospensione del traffico automobilistico lungo i passi dolomitici. Una prospettiva, questa, che ha fatto molto discutere nel passato, tanto che l’indecisionismo ha preso il sopravvento. Il feltrino Cesare Lasen ha sollecitato a vincere ogni tentennamento passando ad un’indagine scientifica, quindi oggettiva: misurare la presenza di inquinanti provocati dai gas di scarico delle auto lungo le strade, in particolare a 100 metri e a un chilometro. E bloccare il traffico in base ai risultati della ricerca.
Si partirà con i primi esami subito dopo lo scioglimento delle nevi e si continuerà per tutta l’estate. La Fondazione avanzerà specifiche proposte ai sindaci e alle Province in modo che già in luglio e soprattutto in agosto potrebbero materializzarsi prime sospensioni dei transiti alpini. All’incontro svoltosi a Bolzano si è discusso anche della conservazione dei torrenti dall’assalto di micro e medie nuove centrali, ormai diffuse in ogni minimo rivo dolomitico. Non è mancata una riflessione sulla ristrutturazione dei rifugi alpini, specie quelli privati, “che tali devono rimanere, senza trasformarsi in Hotel d’alta quota, magari con tanto di saune e di mense per centinaia di commensali. No a nuovi collegamenti sciistici, hanno poi ribadito gli ambientalisti. E anche su questo aspetto la Fondazione ha concordato, perché questi collegamenti sono caratterizzati da un alto impatto paesaggistico e naturale.
Francesco Dal Mas
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