Migrazioni d’autore, mostra a Venezia

Voluta dai Comuni del Vajont sta ottenendo un notevole successo, è ospitata nell’Officina delle Zattere

VENEZIA. Grande successo di pubblico per la mostra “Dalle Dolomiti A Venezia (e viceversa), Migrazioni d'Autore” con diverse migliaia di visitatori. Inaugurata a Venezia nello spazio espositivo dell'Officina delle Zattere, dove è visitabile dal mercoledì alla domenica con orario continuato 11-19 fino al 2 aprile.

L'evento nasce dalla volontà delle amministrazioni comunali di Longarone, Castellavazzo, Erto e Casso e Vajont, coinvolte lo scorso anno nelle celebrazioni del 50° anniversario della catastrofe del Vajont per parlare del territorio bellunese e pordenonese attraverso la natura ferita ma anche grazie al mondo dell'impresa con alcune espressioni del mondo produttivo più prestigioso dell'area del Vajont quali le collezioni di una delle più quotate aziende dell'occhialeria mondiale, la Marcolin, e dell'agroalimentare, quali Lattebusche, Lebon e Bepin de Eto.

La mostra è stata realizzata su proposta della Fondazione Vajont con la direzione artistica di Marco Agostinelli e curata da Roberta Semeraro. «La migrazione – dicono gli organizzatori - rappresenta il filo conduttore dell'evento, che per sua natura non è un viaggio, ma uno spostamento determinato da specifiche ragioni e che sottintende comunque e sempre un ritorno, un attaccamento al luogo di partenza. Anticamente queste migrazioni dalle montagne al mare avvenivano sulle zattere per le vie fluviali. Con un po' di fantasia è possibile immaginare che Tiziano, stesso, spinto dalla sua famiglia verso una crescita culturale importante, abbia lasciato il Cadore per recarsi come apprendista in una bottega della Serenissima, scendendo il Piave su un'imbarcazione di legno. Quello che accomuna gli autori in mostra per spessore, epoca e linguaggi espressivi è la loro appartenenza ai luoghi d'origine dei quali conservano la forza della natura e l'incredibile "senso" della bellezza».

«Sembrerebbe davvero che le bellissime rocce delle Dolomiti abbiano trasferito la loro infinita poesia in queste popolazioni, determinando forme di artigianato altamente qualificato come quello degli scalpellini che lavoravano la pietra estratta dalle cave o quello degli "zattieri" che in alcuni casi diventano veri e propri capolavori d'arte. Purtroppo a volte le migrazioni sono causate non da scelte ma da ragioni esterne all'individuo come calamità naturali o causate dall'“errore” dell'uomo o dall'avidità. Ed è questa la storia del Vajont raccontata dalla voce di Dino Buzzati. Dalle Dolomiti a Venezia (e viceversa) è un itinerario iniziatico che prima o poi tutti dovremmo percorrere».

Enrico De Col

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