Martino condannato per turbativa d’asta

BELLUNO. Assolto per undici capi di imputazione su 12 e condannato per la sola accusa di turbativa d’asta a 6 mesi con pena sospesa. È stata emessa nella serata di ieri la sentenza del processo a carico di Vitantonio (detto Nino) Martino, l’ex direttore dell’ente Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, accusato di truffa ai danni dello Stato, peculato, turbativa d’asta e falso. Al centro delle contestazioni c’erano i rimborsi spese ottenuti da Martino (difeso dall’avvocato Anna Casciarri) tra il 2005 e il 2011 per una serie di missioni a Roma ma soprattutto in Molise, dove l’ex direttore ha svolto attività di docenza oltre a coordinare un master sui temi ambientali. Secondo la procura quei rimborsi non erano dovuti, perché le trasferte di Martino erano motivate dal lavoro all’università del Molise, incarico autorizzato dal Parco, ma non per questo da intendersi come a carico del Parco. A Roma, inoltre, per due volte non risultava che Martino si fosse recato al ministero dell’Ambiente come dichiarato.
C’è poi la questione della gara per la tabellazione all’interno dell’area protetta, gara indetta, sanata per i ritardatari e assegnata, ma poi ritirata e infine “oltrepassata” con un incarico diretto a un amico di Martino. Secondo l’accusa l’affidamento all’amico dell’ex direttore era nelle intenzioni dell’imputato fin dall’inizio e il “pasticcio” nell’iter è stata una forzatura per arrivare allo scopo. L’intricata vicenda della gara è stata l’unica carta in mano alla procura ad aver convinto il collegio formato dal presidente del tribunale Sergio Trentanovi, alla sua ultima sentenza prima della pensione, e dai giudici Antonella Coniglio ed Elisabetta Scolozzi.
Poco meno di un mese fa il pm Katijuscia D’Orlando aveva ricostruito i movimenti e i rimborsi ottenuti da Martino e il bando, chiedendo la condanna a tre anni e 10 mesi; mentre la parte civile (il Parco rappresentato dagli avvocati Livio Viel e Annamaria Coletti) aveva chiesto un risarcimento per i danni morali e materiali di 100 mila euro. Ieri è toccato alla difesa evidenziare i punti deboli delle accuse mosse contro l’ex direttore, che dalla sua parte aveva le autorizzazioni dei suoi superiori, il contratto nazionale dei dipendenti pubblici per i dirigenti e le circolari del ministero dell’Ambiente per quanto riguarda i rimborsi e le assenze. Nel merito della gara, che non aveva le caratteristiche del bando, la difesa ha ricordato che l’importo era inferiore ai 40 mila euro e quindi l’affidamento poteva essere diretto fin dall’inizio.
«Ho sempre avuto fiducia nella magistratura e ho fatto bene», ha commentato Martino, sollevato da una sentenza che ha ridimensionato di molto la sua posizione. La difesa farà comunque appello.
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