Marmolada, valanga rischia di travolgere cinquanta persone

Rocca Pietore. Provocata da 4 scialpinisti a Punta Penia I testimoni: «Troppa faciloneria, non si poteva sciare lì»

ROCCA PIETORE. «Ho sentito delle urla, ho guardato in alto verso nord e ho visto due scialpinisti. Ho capito subito dalla loro presenza lassù che stava arrivando una valanga e così sono scappato, portandomi fuori dalla verticale della massa di neve che stava scendendo. L’ho sentita passare a un paio di metri da me e dal mio cliente».

È questo il racconto di una guida alpina presente il primo maggio a Punta Penia (3000 metri) in Marmolada dove, intorno alle 9, è scesa una slavina, a quanto pare provocata da alcuni sciatori (si parla di quattro) visti da testimoni, sciatori che poi sono scappati senza «nemmeno sincerarsi se qualcuno fosse rimasto coinvolto» come spiega la guida.

I fatti. La massa di neve, staccatasi da quota 3000 metri, è scesa fino a 2700 con un fronte di 100 metri e ha coinvolto uno scialpinista che fortunatamente è riuscito a tirarsi fuori da solo, andandosene subito dopo con uno sci soltanto. La valanga ha sfiorato 50 persone: tanti erano i turisti che giovedì stavano risalendo la parete verticale. Visto anche la bella giornata, la Marmolada era stata presa letteralmente d’assalto fin dal mattino presto con decine di amanti dello scialpinismo. «Controllato che il mio cliente stesse bene ho iniziato a sondare la valanga insieme ad altre persone, per capire se qualcuno fosse rimasto sotto la neve, ma da un primo controllo è risultato tutto negativo», continua il racconto la guida alpina che aggiunge: «Nel frattempo ho detto al mio cliente di chiamare il 118».

I soccorsi. Sul posto, infatti, sono intervenuti due elicotteri con i rispettivi tecnici di elisoccorso, uno di Trentino emergenza con a bordo l’unità cinofila e quello del Suem cadorino. Allertate anche le stazioni del soccorso alpino della Val Pettorina, Val Fiorentina, Livinallongo e Alleghe e della Fiemme- Fassa. Con alcune rotazioni aeree, sono stati portati in quota i tecnici del soccorso alpino Trentino che, con Artva e sonde, hanno controllato la valanga. «A spaventare di più è stato il ritrovamento di uno sci spaiato e di altro materiale sciistico che ha lasciato supporre che fossero state coinvolte altre persone, ma per fortuna non è stato così», precisa Gino Comelli capostazione del Cnsas Alta Fassa di Canazei definendo lo scenario trovato in quota «da apocalisse: tutti che sondavano. Ma mentre si cercava di capire se delle persone erano rimaste sotto la valanga, chi ha provocato questo distacco si è dileguato».

Le reazioni. «È andata bene», commenta anche Alessandro Darman, capostazione del Cnsas della Val Pettorina giunto sul posto. «Viste le condizioni climatiche e soprattutto il gran numero di persone che era presente in quel momento in Marmolada, poteva accadere di peggio. E fortunato è stato chi ha provocato il distacco perché poteva essere omicidio colposo».

Parla di poca preparazione e faciloneria la guida alpina: «Vedo sempre più persone impreparate e sprovvedute avventurarsi in montagna, e vedo molta faciloneria, tanta ostentata capacità solo perché si portano equipaggiamenti all’ultimo grido: ma se poi non si sanno usare... Bisogna conoscere l’ambiente in cui si va e soprattutto con un clima come quello dell’altro giorno e la neve appena caduta e non ancora fusa con quella sottostante, erano scontati i distacchi nevosi specie sul lato nord del versante».

Preoccupato Fabio Bristot, referente provinciale del Soccoorso alpino bellunese: «Serve maggiore consapevolezza tra chi va in montagna. Qui oltre al fatto che non si sono rispettate le regole , si prefigurano anche comportamenti penalmente perseguibili». (p.d.a.)

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