L'OPINIONE / Ecco perchè è stato giusto chiudere Vajont.info

Quale studioso della storia del disastro del Vajont, autore di numerose pubblicazioni scientifiche sull'argomento, sono sconcertato da come la stampa quotidiana e i siti web di informazione hanno trattato la decisione del blocco dell'accesso attraverso i providers al sito www.vajont.info, in merito a una vicenda giudiziaria riguardante da un lato il titolare del sito, Tiziano Dal Farra, e gli on. Maurizio Paniz e Domenico Scilipoti dall'altra.
Premetto che personalmente nulla ho a che fare con detti onorevoli, né tanto meno con Dal Farra, con quale ho avuto occasione soltanto di scambiare numerose corrispondenze e-mail in merito all'uso distorto di saggi storici da me scritti e da lui utilizzati in modo improprio nel sito predetto, nonché nel precedente sito www.vajont.org.
Le informazioni e le notizie, con cui nella maggior parte dei casi la stampa quotidiana e i siti web di informazione hanno riferito la notizia dell'inibizione all'"accesso all'indirizzo web www.vajont.info", nella maggior parte dei casi presentano la vicenda in modo non corretto. L'ordinanza del Gip di Belluno non è rivolta contro la memoria delle 1.910 vittime del disastro del Vajont, bensì contro la diffamazione martellante e insultante, che è caratteristica diffusa del sito stesso, che ha indotto il procedimento giudiziario in questione.
Il titolare del sito si serve di documenti tratti impropriamente da fonti ricavate sempre indirettamente, di cui fa un uso, o meglio un abuso di stravolgimenti a fini che nulla hanno a che vedere con la memoria e la corretta ricostruzione dei fatti di quell'immensa tragedia rappresentata dal disastro del Vajont, su cui la giustizia penale - volenti o nolenti - è arrivata a conclusioni in terzo e definitivo grado di giudizio nel 1971, conclusioni che possono ritenersi anche discutibili ma che hanno posto fine alla vicenda giudiziaria sotto il profilo penale, mentre la giustizia civile, trascinatasi per altri trent'anni, ha avviato conclusioni che anche questo possono ormai ritenersi definitive. La memoria storica fa parte del patrimonio morale di tutti coloro che in ogni modo sono stati colpiti dalla catastrofe del Vajont siano stati vittime o sopravvissuti della catastrofe: ad essi va il massimo rispetto di ogni coscienza, che non può in alcun modo sfruttare una vicenda tanto dolorosa per finalità che con la giustizia, il senso del vivere civile e la responsabilità sociale, non hanno niente da spartire.
La questione sollevata dell'ipotesi di intervento limitante la libertà di espressione, che viene imputato all'ordinanza del Gip, è fuori luogo, perché questa non riguarda la censura di un sito ma un intervento giudiziario avverso una diffamazione. Certamente rimane aperto il problema delle libertà e delle limitazioni di utilizzazione del web, ma tale questione al momento non è sottoposta ad alcuna specifica legislazione sul web, tuttora inesistente; il vuoto giuridico, finché rimane tale, non può essere colmato che con singoli interventi che applicano più in generale le leggi esistenti in altri ambiti diversi dal web ma ad esso assimilabili.
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