Il Friuli dice no all’ingresso nella Fondazione Vajont: «Costa troppo»
Il vice presidente Anzil: «La quota di 375 mila euro non risulta proporzionata». Il sindaco di Longarone Padrin: «Credo fortemente nello spirito aggregativo della memoria»

La Regione Friuli Venezia Giulia dice di no all’adesione alla Fondazione Vajont. Quando ieri, a Longarone, si è appreso dell’anticipazione del vicepresidente, Mario Anzil, si è subito pensato ad una ritorsione al no alla centralina sul torrente Vajont. A Trieste, negli ambienti vicini alla giunta, si è subito detto che non di questo si tratta. «L’iter di valutazione sull’adesione della Regione Friuli Venezia Giulia alla Fondazione Vajont 9 ottobre 1963 è stato completato e, allo stato attuale, non ci sono le condizioni per procedere. La quota di ingresso richiesta, pari a 375 mila euro, non è infatti risultata proporzionata all’interesse regionale concretamente ravvisabile nella partecipazione alla Fondazione», ha dichiarato Anzil, rispondendo in consiglio regionale a un’interrogazione di Andrea Carli del Pd.
«Abbiamo preso in esame con attenzione l’ipotesi di adesione», ha spiegato Anzil, «anche alla luce della posizione assunta dalla Fondazione nel giugno dello scorso anno, quando è stata definita per il Friuli Venezia Giulia una quota di ingresso corrispondente a quella versata dalla Regione Veneto. Abbiamo quindi valutato non soltanto l’entità dell’investimento, ma anche il ruolo che la Regione potrebbe assumere all’interno della Fondazione e l’effettivo interesse regionale connesso alla partecipazione». Anzil ha subito precisato che la decisione assunta non mette in discussione il valore della memoria del Vajont e la fondamentale importanza di continuare a coltivare il ricordo di una tragedia che ha segnato profondamente il nostro territorio e la nostra comunità. «Si tratta di una valutazione sull’opportunità e sulla proporzionalità dell’adesione alla Fondazione nelle condizioni attualmente prospettate».
Non si è fatta attendere la replica del sindaco di Longarone, Roberto Padrin. «La porta resta sempre aperta, nella memoria comune del disastro del 9 ottobre 1963», ha scritto. «La recente modifica dello Statuto della Fondazione prevede un posto nel Consiglio di amministrazione per il Friuli Venezia Giulia in caso di adesione. Una presenza che avrebbe un significato concreto e rappresentativo per i due Comuni friulani che, insieme a Longarone, condividono direttamente la memoria e la storia della tragedia del Vajont».
Il sindaco, insomma, ha risposto con tono accomodante. «La partecipazione del Friuli Venezia Giulia rappresenterebbe un ulteriore passo verso una gestione condivisa della memoria, della ricerca e della divulgazione legate al Vajont, rafforzando il legame tra le comunità colpite. Ci auguriamo quindi che vi sia la possibilità di rivalutare la decisione qualora emergessero nuovi elementi e auspichiamo che, alla luce delle modifiche statutarie approvate, possa essere avviato un ulteriore approfondimento. Da sindaco di Longarone e presidente della Fondazione Vajont, credo fortemente nello spirito aggregativo della memoria».
Invece, il consigliere regionale del Pd, Carli, punta il dito contro la Regione: «Fa marcia indietro e sceglie di non assumersi una responsabilità istituzionale sulla memoria di una tragedia che riguarda direttamente anche il Friuli Venezia Giulia. È una scelta che ritengo profondamente sbagliata e insoddisfacente».
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