Hydro, venduta soltanto la fonderia: metà dei lavoratori diventano esuberi
Al tavolo a Roma la multinazionale e il gruppo Cortese annunciano la firma. I sindacati contestano con forza la soluzione della vendita “spezzatino”: «Trattattiva al ribasso e intanto già partita la dismissione dell’estrusione»

Spezzatino Hydro. La fonderia dello stabilimento di Feltre passa al gruppo bassanese Cortese, quello della Metalba di Longarone e della Forgialluminio di Pedavena, mentre il reparto estrusione chiude baracca, con la comunicazione già inviata alla Provincia dell’avvio della dismissione. E i lavoratori? Con i Cortese andranno i 36 della fonderia, altri 4 rimarranno all’interno della multinazionale Hydro e saranno ricollocati altrove, mentre per gli altri si prospetta un orizzonte fatto di cassa integrazione per cessazione dell’attività e licenziamento.
È questo il risultato del lungo vertice di ieri pomeriggio a Roma, al ministero dell’Industria, con sindacati, aziende, amministratori riuniti fisicamente attorno al tavolo o in collegamento remoto per trovare la quadra della lunga crisi attorno alla dismissione annunciata da parte della Hydro dello stabilimento di Feltre.
Lo spezzatino che si è materializzato ieri al tavolo a Roma era la soluzione che i sindacati confederali temevano e che, hanno all’uscita dell’incontro, li vede completamente insoddisfatti. Ma è meglio perdere tutti i posti di lavoro o salvarne almeno la metà? È attorno a questo dilemma che, ieri, si è cercato di definire l’operazione, che porterà la storica Metallurgica a cambiare ancora una volta nome: diventerà, a quanto pare, Alluminio Dolomiti.
Attorno al tavolo si sono riuniti l’azienda con i suoi consulenti, i rappresentanti della famiglia Cortese, Confindustria Belluno - Dolomiti, i sindacati, i rappresentanti dei lavoratori. Con la Regione con l’Unità di crisi aziendali e la Direzione lavoro, la Provincia e il Comune di Feltre.
«È stata comunicata», afferma l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Massimo Bitonci, «la sottoscrizione dell’accordo preliminare che potrà consentire al gruppo Cortese di subentrare nelle produzioni dello stabilimento Hydro Extrusion di Feltre. Il progetto industriale presentato oggi dai potenziali subentranti assorbirà 36 addetti riferibili al ramo d’azienda relativo alla fonderia, con prospettive di ulteriore sviluppo produttivo e occupazionale rimandate ad un momento successivo in virtù dell’evoluzione del mercato».
Per Bitonci è in ogni caso «un risultato importante, che assicura la continuità e consente di mantenere un presidio industriale strategico in un’area produttiva che rischiava di svuotarsi, ma che nel contempo ci lascia l’onere di definire, da domani, ulteriori modalità di ricollocamento dei lavoratori». E Bitonci mette a disposizione le strutture regionali per la fase successiva del confronto con i sindacati, necessaria a trasformare l’accordo di cessione da preliminare a definitivo, prevedibilmente entro dicembre.
Ma il fronte sindacale non nasconde la forte preoccupazione. E già oggi i segretari dei metalmeccanici e i delegati rsu incontreranno i lavoratori per tirare le somme.
«L’operazione prevede l’acquisizione dell'intero sito produttivo escludendo dal perimetro di vendita l’estrusione», rimarca Mauro Zuglian della Fim Cisl. «Per tutti i dipendenti legati alle attività di estrusione non è al momento previsto il riassorbimento, aprendo scenari di esubero che contraddicono l’obiettivo iniziale della piena continuità produttiva e aziendale».
«Non è la soluzione che auspicavamo né l'accordo per cui ci eravamo battuti», commenta amaramente Zuglian. «La nostra richiesta è sempre stata la continuità complessiva del sito, fonderia e presse incluse. Condanniamo con fermezza la condotta di Hydro, che dopo aver annunciato la chiusura dell'impianto ha intavolato una trattativa al ribasso, cedendo solo una parte dell'attività e lasciando fuori oltre la metà del personale».
Una accusa precisa: se fino a ieri pareva che fosse i Cortese a voler comprare solo la fonderia, al tavolo è emerso uno scenario diverso. «È stata Hydro a decidere di non cedere l’estrusione», riassume Zuglian, «e giocoforza i Cortese hanno trattato solo per quello che veniva venduto. Di questo Hydro dovrà prendersi le sue responsabilità».
«La prospettiva è quella di vedere inserita la fonderia di Feltre nel ciclo degli altri stabilimenti dei Cortese tra Longarone, Bolzano, Pedavena e Bassano, mentre se si parla di investimenti su Feltre sono tutti da vedere, comunque nell’arco di 3-5 anni», spiega il segretario della Fiom Cgil Stefano Bona. «Ma i restanti lavoratori rimarranno fuori. Hydro dice che intende cercare una soluzione, che c’è il tavolo regionale già aperto. È facile prevedere una prospettiva di cassa integrazione per cessazione e quindi una procedura collettiva di licenziamento non oppositiva, che per noi è la soluzione peggiore. L’organico era di 116 lavoratori alla dichiarazione di chiusura da parte di Hydro, oggi sono un’ottantina e di questi 36 hanno una prospettiva, mentre gli altri no. Senza contare che a Feltre rimarrà uno stabilimento di 80.000 metri quadrai solo in parte utilizzato e senza per il momento una prospettiva di rilncio».
Ma il tema, dice Bona, è anche quello delle condizioni del passaggio dei 36 lavoratori da Hydro al gruppo Cortese. «I lavoratori, con Hydro, ora hanno una contrattazione di secondo livello importante, i Cortese dicono però che devono omogeneizzarla alle condizioni del territorio».
Si cercherà di capire cosa questo significhi al tavolo già previsto in Regione per il 22 settembre. Ma il cielo è cupo: «Hydro ha già mandatola Via in Provincia», dice Bona, «per dismettere le attività del reparto estrusioni. E se togli le presse, svuoti due terzi della fabbrica. E la popolazione, in questa fase silenziosa? C’era chi era contrario alla presenza della fonderia, ora proprio questa rimarrà l’unico reparto attivo a Feltre».
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