Legge di stabilità, a rischio servizi a disabili e bambini

BELLUNO. Essere disabili, poveri, ma anche bambini e adolescenti potrebbe rappresentare un elemento di penalizzazione se andrà in porto la legge di stabilità. Infatti, in un momento in cui la crisi sta mettendo a dura prova la tenuta sociale dei territori, la manovra del governo di taglio a tutti i fondi che sostenevano le fasce deboli della società, non è certo il toccasana che gli amministratori e i cittadini si attendevano. E sale la protesta.
Secondo la bozza della legge di stabilità, infatti, sono previsti a livello nazionale un taglio di 100 milioni di euro al fondo per la non autosufficienza che passa da 350 milioni a 250 (i 100 milioni vanno per il bonus bebé), il mancato rifinanziamento sia del fondo per l’inserimento lavorativo dei disabili (che prima contava su 20 milioni di euro), sia di quello per l’infanzia e l’adolescenza (5 milioni), sia del piano nazionale per la lotta alla povertà (per cui erano stati chiesti 254 milioni, ma non è stato stanziato nulla), ed infine sono stati tolti 50 milioni al fondo per le politiche sociali che passa da 350 milioni a 300.
Una situazione che lascia nella preoccupazione e nel disagio i disabili. «È anomalo», dice Ivano Platolino dell’Auser bellunese, «che un governo di sinistra vada a toccare risorse per le persone più in difficoltà. Se passa questa manovra, infatti» prosegue Platolino, «sono a rischio tutti gli interventi sulle disabilità gravi che si sostenevano con il fondo per la non autosufficienza, e anche coloro che pur avendo un handicap speravano di poter almeno contare su un lavoro segno di dignità della persona. Ma se ci tagliano il fondo per l’inserimento lavorativo dovremo dire addio anche a questa opportunità che ci permetteva una certa indipendenza».
Per Platolino a rischio ci sarebbe anche il progetto di vita indipendente. «Come fa una persona ad aderirvi e quindi andare a vivere da sola se poi non è certa che il prossimo anno ci saranno le risorse per sostenerlo? Qualche giorno fa abbiamo fatto un presidio davanti al ministero del Lavoro per chiedere che queste cose vengano cambiate, e siamo pronti a scendere in piazza di nuovo».
La pensa allo stesso modo e si dice molto preoccupato anche il sindaco di Belluno Jacopo Massaro, in qualità di presidente della Conferenza dei sindaci dell’Usl 1. «Con queste cifre previste dai tagli, non saremo in grado di fare proiezioni sull’impatto reale dei provvedimenti, ma la cosa certa è che in un periodo in cui c’è bisogno di dare un sostegno alle famiglie e alle persone, tagliare non è certo la manovra più adeguata. Se fino a qualche anno fa il nostro Comune pagava la retta di un anziano in casa di riposo, adesso siamo saliti ad otto. Un numero mai visto e come potremo sostenere questa incombenza se ci tolgono risorse?». E poi Massaro evidenzia come questa mannaia sia in realtà doppia: «Da un lato infatti non vengono finanziate le maggiori necessità di questo periodo costringendoci a tagliare settori già finanziati. Quindi è un doppio taglio. La cosa che come sindaci non possiamo più sopportare è che siano i sindaci a far la parte dei cattivi e assumersi la responsabilità dei prossimi aumenti delle tasse, mentre lo Stato che ci obbliga a questo, resta in ombra».
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