Le proposte per le aziende montane presentate agli Stati Generali a Roma «Tre azioni nella legge di stabilità»

il tavolo 4 è coordinato da lorraine berton 

belluno. Sono tre le proposte operative che Confindustria per la Montagna ha rivolto al ministro per gli affari regionali Erika Stefani nel corso della riunione promossa a Roma nell’ambito degli Stati Generali della Montagna e che ha visto confrontarsi sui temi più rilevanti i coordinatori degli 11 tavoli tecnici.

«Abbiamo formulato tre azioni immediatamente applicabili da inserire nella prossima legge di stabilità, e in parte già contenute nel documento consegnato a febbraio», spiega la presidente di Confindustria Belluno Dolomiti Lorraine Berton. Proprio Confindustria Belluno Dolomiti coordina il tavolo 4 “Innovazione sostenibile e Imprese in montagna”.

La prima proposta riguarda l’introduzione di un credito d’imposta per ricerca e sviluppo a favore delle pmi ricadenti nelle aree montane, utilizzabile dai beneficiari in compensazione con i propri debiti erariali e contributivi per investimenti di ricerca, sviluppo e innovazione.

«Le aziende di montagna sono spesso estremamente specializzate e offrono prodotti e servizi di alta qualità. Si tratta di sostenerle nel mantenere la loro competitività», sottolinea Berton.

Secondo punto è l’istituzione di un fondo per le imprese giovanili, che preveda finanziamenti sia a fondo perduto che a tasso agevolato sulla falsariga di quanto sta accadendo con il piano “Io resto al Sud”, iniziativa coordinata da Invitalia che prevede un contributo a fondo perduto e un prestito bancario assicurato dal Fondo di Garanzia per le PMI. «Vogliamo sviluppare l’autoimprenditorialità e promuovere la nascita di nuove imprese nelle nostre valli, sia startup innovative che realtà più tradizionali nel campo dei servizi, della manifattura, dell’agricoltura o del turismo», illustra Berton. «Attivare un’azienda in montagna è più difficile che altrove e questo va riconosciuto. Ci sono costi superiori e problematiche che tutti noi conosciamo».

La terza proposta riguarda invece gli ITS, ovvero gli Istituti tecnici superiori post-diploma che offrono percorsi professionalizzanti e che stanno diventando una voce sempre più importante nel sistema formativo a sostegno delle aziende. «Abbiamo chiesto al ministro di rivedere i numeri minimi di attivazione. E’ chiaro che in montagna – visto lo spopolamento – è più difficile avviare delle classi, quindi i parametri di 20 studenti per classe devono essere rivisti. Le nostre aziende che chiedono profili specializzati devono poter contare su proposte formative adeguate sul territorio». —



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