Lattebusche, allerta per l’aumento dei costi
/ cesiomaggiore
Più latte conferito dai soci e un fatturato in crescita dell’1 per cento a dispetto di un comparto che ha mostrato qualche segno di sofferenza. Il 2021 di Lattebusche è stato positivo e il trend evidenziato nell’assemblea del 23 novembre è stato confermato nell’ultima parte dell’anno. Ciò che preoccupa è il 2022, sul quale grava il concreto rischio di un aumento dei costi per i soci produttori della cooperativa.
Lattebusche è un’azienda solida, e il management della cooperativa sta già mettendo in campo tutte le strategie atte ad attutire l’impatto di questi aumenti che rischiano di mettere in seria difficoltà le stalle _ soprattutto quelle di montagne _ e di avere poi ricadute sui prezzi al consumatore. Una situazione complessa che il direttore Antonio Bortoli e il consiglio di amministrazione seguono con particolare attenzione.
Aumenta tutto
Le materie prime come ferro, acciaio e plastico, cresce il costo dell’energia elettrica e del gas, nonché il costo del trasporto. Da sei mesi è già cominciato l’aumento strisciante di soia, mais e fieno, fondamentali per nutrire il bestiame nelle stalle. Con l’anno nuovo l’effetto di tutti questi aumenti si farà sentire nella sua interezza. L’ipotesi più benevola parla di tre centesimi in più al litro per la produzione alla stalla, ma il conto potrebbe essere più salato.
LO STATO DELL’ARTE
Bortoli fa il punto: «Da diversi mesi per i soci produttori si è innescato un aumento dei costi di produzione legato all’alimentazione degli animali in stalla, ora arriva il temuto aumento dei costi di trasformazione che rischia di mettere in crisi tutto il comparto e soprattutto chi opera nell’area montana», afferma il direttore generale di Lattebusche. «Avevamo avuto sentore di possibili interventi sull’intera filiera per calmierare gli effetti di questi aumenti e dare un ristoro ai produttori di latte, ma per adesso non c’è stato nessun accordo concreto. Se non ci sarà nessun provvedimento l’effetto sarà quello di un aumento che per forza si scaricherà sul consumatore finale, anche perché le stesse catene della grande distribuzione sono a loro volta alle prese con maggiori costi».
TRE CENTESIMI AL LITRO, COME MINIMO
È una stima fatta dal consiglio di amministrazione di Lattebusche, ma si tratta di un conto ancora provvisorio e tutto sommato improntato all’ottimismo. «Sono costi ipotizzati ma che non hanno avuto ancora un impatto concreto. Li dovremo quantificare», aggiunge Antonio Bortoli. «Penso al costo per il trasporto del latte in entrata e dei prodotti in uscita che vanno consegnati ai punti vendita. Lattebusche sta prendendo tutte le contromisure possibili per ridurre l’impatto sui soci produttori di questi aumenti che annunciano a due cifre. Prestiamo la massima attenzione nel garantire la tenuta dei produttori». —
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