L’amministratore Vignato «Non c’erano alternative»

BELLUNO. «L'alternativa all'aumento della tariffa era il fallimento della società, che avrebbe avuto ripercussioni devastanti sul territorio». L'amministratore unico di Bim Gsp Giuseppe Vignato...

BELLUNO. «L'alternativa all'aumento della tariffa era il fallimento della società, che avrebbe avuto ripercussioni devastanti sul territorio».

L'amministratore unico di Bim Gsp Giuseppe Vignato spiega com'è nato l'ormai famoso aumento del 29,4% sulla tariffa dell'acqua. Subito una precisazione: «Bim Gsp è un gestore, che ha l'obbligo di applicare le tariffe decise dal Consiglio di bacino, l'ex Ato». Quindi decise dai sindaci, che fanno parte del consiglio di bacino, così come sono soci di Bim Gsp. Ma quelle tariffe, dal 1° gennaio 2013, devono essere approvate dall'Aeg, l'Autorità per l'energia e il gas.

«La proposta dell'ex Ato era di aumentare la tariffa del 30 per cento», continua Vignato. «L'Aeg a novembre ha approvato l'aumento del 29,4 per cento, e questo sarà il tetto massimo oltre il quale non si potrà andare. Per i prossimi sei, otto anni, non ci saranno ulteriori aumenti». Quindi, nonostante le voci che si rincorrono in queste ore, non ci saranno aumenti del 5% ogni anno. L'Aeg ha stabilito che il tetto massimo per l'aumento sia quel 29,46 per cento. Aumento che, prosegue l'amministratore di Bim Gsp, «era necessario per salvare dal default la società. Il fallimento avrebbe avuto ripercussioni devastanti sul territorio: i Comuni sono creditori nei confronti di Bim Gsp (avanzano 20 milioni di euro, ma c'è un piano per il rientro, ndr) e anche i fornitori, le aziende del territorio, avanzavano parecchi soldi. Ora il pregresso con le imprese è stato saldato, manca solo il pagamento degli ultimi lavori svolti».

Far fallire Gsp, inoltre, avrebbe comportato far ricadere tutti i debiti sui Comuni, aggiunge Jacopo Massaro: «Immaginiamo cosa avrebbe significato», riflette. «Comuni come Feltre o Belluno avrebbero potuto pagare la loro quota in qualche modo, ma come avrebbero potuto farlo i Comuni più piccoli? Con un debito di 89 milioni di euro, significa un milione e 300 mila euro a Comune. In quelli più piccoli si sarebbe rischiato il default, con taglio di tutti i servizi alla comunità». Scuole, case di riposo, scuolabus: sarebbe saltato tutto. «Inoltre oggi la tariffa, esattamente come accade nel settore dei rifiuti, deve coprire il 100% il costo del servizio. Il problema vero è che per molti anni la tariffa è stata inferiore al reale costo del servizio, e chi è venuto prima di noi (sindaci, ndr) ha scaricato sulla collettività questo debito. L'Ato non ha mai approvato un aumento quando sarebbe stato necessario, anche per ragioni elettoralistiche. I sindaci di allora si sono fatti belli, ma ci hanno lasciato questa eredità pesantissima». (a.f.)

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