L’acqua è sporca, la corrente manca ancora. Danni per 300 milioni nei boschi

Aggiusti una strada, l’Alemagna, ne frana un’altra: Le Campe ad Agordo, riaperta ma sorvegliata speciale per la frana che la erode. L’elettricità sta lentamente tornando, ieri sera erano 16.800 le utenze ancora a lume di candela; l’acqua è consigliabile non berla, con qualche Comune (come Belluno) che la considera “non potabile”. Fino a oggi resta l’allerta meteo: alle 14 si dovrebbe uscire dall’inferno, almeno delle precipitazioni. Nei paesi in quota però è arrivata la prima neve, come a Cortina e Agordino: ora bisognerà fare i conti col freddo.
I danni alle infrastrutture e alle abitazioni sono incalcolabili: centinaia e centinaia di milioni di euro. Quello al patrimonio boschivo è largo tra i 25 e i 30mila ettari disintegrati, almeno 10 milioni di metri cubi di legname per 300 milioni di euro. Tra aree protette e World heritage sites Unesco.
Ci sono paesi in cui iniziano a scarseggiare i generi alimentari e sono ancora isolati. «Dove non sono saltate del tutto le condutture, come a Rocca Pietore, si sta cercando di riattivare gli acquedotti e dove invece non è possibile, a inviare autobotti» diceva ieri, a inizio mattina, il prefetto di Belluno Esposito come obiettivi di giornata. «Dobbiamo anche fare il punto sui viveri che dovremo inviare nelle frazioni isolate perché è chiaro che dopo tre giorni si corre il rischio di non avere più neanche generi alimentari: provvederemo anche a questa ricognizione e al rifornimento. Tutto questo passando attraverso i centri operativi misti sul territorio: Agordino, Feltrino, Centro Cadore e Comelico per avere poi una richiesta di uomini risorse mezzi necessari ma con una idea delle priorità che è fondamentale».
All’alba del quinto giorno di emergenza, il Bellunese si ritrova a dover fare i conti anche con l’inesorabile: l’impossibilità di raggiungere ancora diversi paesi.
Se a Livinallongo si è riusciti a raggiungere tutte le frazioni, da ieri è nuovamente completamente isolata Gosaldo per una frana che si è mossa. Zoppè lo è da sempre, da lunedì. Irraggiungibile. A Selva di Cadore si sono ritrovati con una frana da Caprile al paese da ieri mattina ed è chiusa la Val Fiorentina.
Le strade provinciali ancora chiuse sono una trentina: qualche riapertura c’è stata ma fanno il pari con nuove chiusure.
L’isolamento energetico si sta lentamente risolvendo: a ieri sera erano 16.800 gli utenti senza energia elettrica e i generatori non sono ancora arrivati dappertutto. La protezione civile ha mezzo in campo anche le moto da trial per arrivare nelle frazioni più difficili e con le strade infrante; un elicottero militare ha trasportato generatori a Livinallongo, anche per Rocca Pietore.
I gruppi elettrogeni vengono installati nelle cabine saltate: una cinquantina nella nottata avrebbero riattivare l’alimentazione elettrica a buona parte delle utenze.
Intanto arrivano i rinforzi: «Anche i vertici della Protezione Civile in soccorso del Bellunese, martoriato dal maltempo di questi ultimi giorni» annuncia l’assessore regionale Bottacin, al Centro Coordinamento Soccorsi, allestito in aeroporto c’era proprio il coordinatore dell’Unità di crisi del Veneto, ad accogliere Luigi D’Angelo, il direttore operativo del Coordinamento emergenze della Protezione Civile nazionale, insieme ai suoi uomini «che saranno sul territorio per ulteriori verifiche sulla gravità dei danni e per intervenire in aiuto di un’area che oggettivamente ha evidenziato le maggiori difficoltà. Davvero un grazie all’ingegnere D’Angelo per essere immediatamente giunto sul territorio dopo la mia richiesta di attivazione. La nostra situazione risulta essere la più critica, ma molte sono anche le altre realtà disagiate sul territorio nazionale che necessitano soccorsi e interventi».
«La situazione resta oggettivamente difficile» conclude Bottacin «ma, grazie a un ottimo lavoro di squadra con le amministrazioni locali, con il notevolissimo supporto dei volontari e con i supporti anche del Dipartimento nazionale, supereremo anche queste difficoltà».
La prefettura resta in prima linea, “trasferita” al Ccs in blocco, con il prefetto Esposito in testa.
In prima linea soprattutto i sindaci che hanno sfidato anche le strade diventate percorsi di guerra per raggiungere le case fuori dalla rete dei soccorsi. Nei paesi è tutto un rullare di motoseghe e di ruspe che spostano montagne di detriti. Intanto la comunità cerca qualche secondo di normalità nel giorno di Ognissanti in cui erano impraticabili anche i cimiteri: «Una nota positiva» annunciavano da Selva. «Oggi ha celebrato messa a Selva il segretario personale del vescovo, venuto qui apposta da Belluno visto che il nostro parroco è convalescente. Un grazie per la sensibilità dimostrataci». —
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