«La tassa si può evitare»
di Irene Aliprandi
BELLUNO
«Prima di agire sulla tariffa, dobbiamo fare un sacrificio noi sindaci». Roger De Menech, primo cittadino di Ponte nelle Alpi e membro del gruppo di lavoro su Bim Gsp, si può definire un “pentito” della tassa da 100 euro in media a utenza per salvare la società.
Lei fa parte del gruppo che ha previsto la tassa come ipotesi, cosa le ha fatto cambiare idea?
«Bisogna prendere atto della sollevazione popolare. I cittadini hanno ragione: prima di chiedere un sacrificio a loro, è necessario dimostrare che abbiamo già fatto tutto il possibile e che abbiamo messo a disposizione le risorse extra dei Comuni».
Quindi c’è un’alternativa?
«Sì, io credo che i sindaci debbano prendere coscienza del fatto che il servizio idrico è un’infrastruttura primaria, quindi devono metterci del proprio. Ci sono fonti di finanziamento come il Fondo Brancher, il Fondo Letta e le entrate del Consorzio Bim, che ha già garantito dieci milioni di euro in dieci anni, ma non è sufficiente, si può fare di più. Come sul Fondo Brancher: l’appello era già emerso mesi fa, ma solo tre Comuni di confine hanno presentato progetti in questo ambito».
Siamo sicuri che possa bastare?
«Penso di sì. Spostare le partite di bilancio dei Comuni da progetti voluti dai sindaci al servizio idrico può contribuire notevolmente. L’importante è che noi primi cittadini siamo capaci di individuare questa come priorità. Se poi scopriremo che non basta, faremo altro e magari dovremo chiedere ugualmente un contributo ai cittadini, ma almeno avremo dimostrato che non ci limitiamo a risolvere i problemi scaricandoli per intero sulle utenze».
Il timore è che Bim Gsp abbia bisogno di liquidità immediata. Quanto grave è la situazione?
«Dare liquidità alla società è urgente se vogliamo evitare che vengano avviate azioni pericolose da parte dei creditori, ma la cauzione a carico dei cittadini produrrebbe i sui effetti (cioè i 15 milioni di euro previsti disponibili in cassa) non prima di un anno, nel frattempo si può seguire la strada delle altre risorse. La cauzione è un piano solido da mostrare alle banche, ma lo sono anche i fondi citati prima».
La gente chiede anche di girare pagina.
«Così come è scontato che non è accettabile agire solo sulla leva tariffaria, è altrettanto imprescindibile il nostro dovere di salvare la società. Servono alcuni passi importanti e sono quelli che stanno per realizzarsi, a partire dalla scelta di tre tecnici al posto degli amministratori locali. Questi tecnici hanno un obiettivo: il pareggio di bilancio di Bim Gsp prima possibile, ma non c’è solo questo. Io penso che il documento finale dell’assemblea debba essere una presa di coscienza dei sindaci rispetto alle proprie responsabilità».
A proposito dei tecnici, ce n’è uno (Gildo Salton indicato dalla vallata del Cadore) che fa già discutere.
«Io rispondo per la mia scelta, fatta con un gruppo trasversale di colleghi. Il nostro nome (Rudi De Battista) ha le caratteristiche richieste: è un ingegnere giovane e innovativo, è il presidente di Casa Clima e ha già affrontato emergenze idriche. Se lavorerà male il suo posto non è intoccabile. Ogni vallata si assume la responsabilità delle proprie valutazioni».
Perché su Bim Infrastrutture la scelta è caduta di nuovo sugli amministratori locali?
«Perché quella società non ha avuto grossi problemi. Comunque adesso sono concentrato su Bim Gsp».
La società dell’acqua, però, è solo il caso più clamoroso. Quasi tutte le società pubbliche bellunesi hanno problemi di bilanci.
«E’ vero, il modello industriale da noi non funziona, non è possibile coprire i costi dei servizi solo con le tariffe. Qualcuno, a Roma e Venezia, deve rendersene conto, altrimenti o pagheremo moltissimo ogni servizio o avremo meno servizi. Servono buona amministrazione e rivendicazione dei nostri diritti. Se saremo capaci di gestire al meglio avremo le carte in regola per chiedere che ci diano una mano».
Per ora le carte non sono in regola. Come ne escono i sindaci dalla vicenda Bim Gsp?
«Se risolveremo il problema possiamo ancora uscirne bene».
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