«La riforma è un boomerang»
BELLUNO. «Le autonomie escono rinforzate da questa riforma, altro che combattere i privilegi». Nuovo appuntamento del comitato per il No alla riforma costituzionale che vede riuniti sotto lo stesso vessillo Forza Italia e Lega Nord - reduci da qualche dissapore dopo la caduta del sindaco di Padova Massimo Bitonci - insieme a Bard e Indipendenza Noi Veneto con Zaia, avversari alle ultime elezioni regionali.
Riflettori puntati sul tema delle autonomie grazie agli interventi del professore Daniele Trabucco dell’Università di Padova e dell’avvocato Raffaele Addamiano del foro di Belluno. «Vogliamo mettere l’accento sul vuoto pneumatico della riforma sul nodo delle Regioni a statuto speciale» spiega Piccoli, «i loro privilegi ne usciranno rinforzati».
Il fulcro del problema, spiega Trabucco, sta nell’articolo 39, comma 13, della legge di revisione della parte II della Carta costituzionale e per la quale è previsto il referendum del 4 dicembre. L’articolo in questione prevede che le norme del titolo V non si applichino “alle Regioni a Statuto speciale ed alle Province autonome di Trento e Bolzano fino alla revisione dei rispettivi Statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome”. «Questo significa che non ci sarà un’applicazione immediata» spiega Trabucco, «ma che con l’entrata in vigore della riforma continueranno a valere gli statuti speciali. Si potrà negoziare l’intesa e questo è un meccanismo concertativo che aiuta le Regioni a statuto speciale». Inoltre, aggiunge il professore, in alcune Regioni a statuto speciale è prevista l’incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di senatore, come ad esempio succede in Sicilia. «In questa riforma c’è un paradosso» continua Addamiano, «ed è che siano le Regioni a statuto autonomo a doversi autolimitare. È una riforma di stampo centralista che lede il dibattito sulle periferie. Le Regioni a statuto speciale saranno ancora più speciali. È importante andare a votare perché non è previsto lo scoglio del quorum».
È deciso a portare il suo contributo alla causa del No anche Gianvittore Vaccari, Lega Nord. «La gente è spaventata da questa riforma» spiega, «che in realtà è una controriforma per le tutti tranne che per le autonomie, alle quali viene data sovranità assoluta. Inoltre cambierà molto il peso delle autonomie speciali all’interno del Senato. Un insieme di fattori che lede il principio di uguaglianza e la possibilità di sviluppo e valorizzazione delle autonomie locali. Renzi ha pagato dazio alle autonomie e ci ha svenduto, le prime vittime di questa riforma saranno le genti di montagna». «Per noi è un boomerang clamoroso» aggiunge Piccoli.
Una prospettiva che ha portato anche un movimento come il Bard a schierarsi per il No, al contrario di quanto ha fatto l’europarlamentare - molto vicino al movimento - Herbert Dorfmann. «Invitiamo la comunità alpina ad un No secco e convito» spiega Marinella Piazza per conto del Bard. Anche Roccon si dice contrario alla riforma parlando apertamente di una campagna elettorale caratterizzata dal «voto di scambio». (v.v.)
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