«La Regola di Casamazzagno ha torto»

La Cassazione chiude una vertenza lunga 15 anni in particolare contro la discriminazione femminile

COMELICO SUPERIORE. Più democrazia, più trasparenza, come presupposti di una maggiore partecipazione. Lo stabilisce una innovativa sentenza Cassazione, che ha chiuso una vertenza iniziata 15 anni fa tra il professor Giandomenico Zanderigo Rosolo e la sua Regola, in Comelico, quella di Casamazzagno. Una sentenza che boccia questa ed altre Regole “sregolate”. Nel 2000, dopo essere riuscita ad esautorare il presidente Ernesto Gasperina Burnello e gli altri amministratori che erano stati democraticamente eletti, la nuova amministrazione della Regola di Casamazzagno ha modificato lo statuto, cancellando le riforme fatte nel 1989.Il 25 marzo 2001, Zanderigo ed altri 11 regolieri presentarono nell'assemblea una circostanziata opposizione al nuovo statuto, evidenziando, tra l’altro, che veniva accresciuta la grave ed ormai inammissibile discriminazione femminile. Niente da fare. Da qui i ricorsi. Il giudice di Pieve il 10 giugno 2006 riteneva legittime le modifiche statutarie. Al contrario la Corte d'Appello di Venezia con sentenza del 17 maggio 2012 riconosceva le ragioni di Zanderigo e condannava la Regola anche alle spese processuali. A seguire il ricorso in Cassazione. E ieri la sentenza. "I confini all'interno dei quali si esercita l'autonomia statutaria sono quelli definiti dai princìpi costituzionali e dall'ordinamento giuridico vigente, nel quale sono ricomprese norme di legge e consuetudinarie", stabilisce la Cassazione, che ha posto un limite alla pretesa sovranità delle assemblee regoliere e che le Regole non possono definire arbitrariamente i criteri di partecipazione. «Insomma, com'era auspicato», chiosa il professor Zanderigo, ovviamente soddisfatto dell’autorevole pronunciamento, «la sentenza ha stabilito che le Regole non possono arroccarsi nella tradizione né innovare a loro piacimento: eventuali innovazioni statutarie che tengano conto dell'evoluzione dei modelli familiari e sociali possono essere gradatamente introdotte sulla base del principio costituzionale». E siccome la Suprema Corte è preposta alla "esatta osservanza e uniforme interpretazione della legge", la decisione è destinata a far giurisprudenza per tutte le Regole. «Resta l'amara constatazione che in questi 15 anni tutte le Amministrazioni che si sono succedute nella Regola hanno deliberato con ostinazione e senza alcun ragionevole confronto, contro il gruppo di regolieri che dissentiva dalla maggioranza», aggiunge Zanderigo, «non hanno esitato a cercare pretesti per mettere a tacere gli oppositori, sospendendoli dai diritti».

«Ora anche le altre Regole, che in un quarantennio di autonomia hanno fatto ben pochi passi avanti, dovranno affrettarsi ad adeguare i propri statuti e non potranno trovare scuse per rinvii né adottare soluzioni ambigue », è la raccomandazione finale di Zanderigo, «perchè qui è in gioco la credibilità stessa delle istituzioni regoliere, la loro ordinata amministrazione e la loro capacità di adeguarsi ai tempi pur rimanendo ancorate alla tradizione».

Francesco Dal Mas

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