La pianura chiede più acqua, De Carlo insorge

CALALZO
Un brutto colpo per i laghi bellunesi potrebbe arrivare dalla Provincia di Treviso, che nei suoi piani di gestione delle ZPS ha inserito la richiesta di un maggior prelievo di acqua dai bacini a nord, a vantaggio delle sue aree pedemontane.
«Il vuoto politico della Provincia di Belluno non consente un’azione forte di difesa del nostro territorio», spiega il sindaco di Calalzo Luca De Carlo, «fino a giovedì primo dicembre possiamo presentare osservazioni ai Piani trevigiani. Il Comune di Calalzo ha già approntato un suo documento che invierà alla Provincia di Treviso; ma invito tutti gli altri enti interessati a fare altrettanto. C’è il serio e concreto rischio che i nostri laghi vengano svuotati a tutto vantaggio della pianura, e noi non possiamo tacere».
I capitoli “incriminati” dei pani di gestione delle ZPS recano i numeri 5 (strategie di gestione) e 6 (schede delle azioni, Azione G14); entrambi descrivono l’esigenza di aumentare la portata dei fiumi sottraendo di fatto acqua ai laghi di montagna (Centro Cadore e Mis) per consentire più prelievi dal nodo idraulico di Nervesa.
«Con la situazione attuale», dice De Carlo, «le portate idrauliche di Nervesa sono garantite, in particolare durante i periodi estivi e di carenza di deflussi naturali, prelevando dalle riserve idriche accumulate nei bacini montani, situati nel territorio bellunese. Pensiamo quindi che imporre un aumento sistematico del deflusso naturale nel Piave a valle, senza aver analizzato in modo dettagliato il bilancio idrico dell’intero bacino, sia quanto meno azzardato e possa portare a conseguenze più deleterie che vantaggiose».
De Carlo fa un esempio che rende bene l’idea di ciò che potrebbe avvenire se le richieste trevigiane fossero accolte.
«Un incremento del prelievo di 20 mc/s per 30 giorni consecutivi corrisponde ad una quantità d’acqua di oltre 51 milioni di mc, pari al volume accumulabile dal lago Centro Cadore. Si nota facilmente la sproporzione tra le richieste di Treviso e le esigenze della montagna. Personalmente invierò queste osservazioni al presidente Muraro. La pianura può legittimamente domandare ulteriori risorse; ma, prima di imporre ulteriori modifiche all’attuale critico assetto idraulico del fiume, è urgente approvare un bilancio idrico dell’intero bacino del Piave».
Sulla questione interviene Dario Bond, capogruppo Pdl in consiglio regionale.
«Le cose devono essere chiamate con il loro nome: questo è uno scippo. Spero che il presidente Muraro faccia un passo indietro Non possiamo permetterlo, è una questione di equità e di giustizia. La montagna sta già dando parecchio in termini di risorse idriche e gli amministratori della pianura devono rendersene conto».
A Bond fa eco Sergio Reolon,consigliere regionale del Pd.
«La questione delle risorse idriche della nostra montagna l’ho posta ancora 20 anni fa: se ora il problema torna prepotentemente a galla con le mosse della Provincia di Treviso lo ritengo un fatto da non demonizzare ma semmai dal quale cogliere l’occasione per affrontare il problema una volta per tutte e in termini generali».
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