La minoranza intima «De Menech scelga: deputato o sindaco»

PONTE NELLE ALPI. Il gruppo consiliare di minoranza “VotoxPonte” (Pdl) rompe gli indugi e con un comunicato stampa invita il sindaco Roger De Menech «ancor prima che la legge si esprima in merito, in coerenza con le impostazioni della “nuova” classe politica, della quale si pregia appartenere, a scegliere tra fare il sindaco oppure il deputato».
Sull'argomento non c'è chiarezza. Esiste una recente sentenza della Corte costituzionale che va interpretata. E Roger De Menech, sulla questione, ribadisce la sua posizione che può essere sintetizzata così: «In attesa che la giunta delle elezioni della Camera si esprima sull'incompatibilità con il mandato parlamentare delle cariche di sindaco, resto in carica».
«Nel caso in cui sussistesse l'incompatibilità», prosegue De Menech, «il consiglio comunale si esprimerà sulla mia eventuale decadenza». E il sindaco ribadisce la differenza tra “dimissioni” e “decadenza”.
Tra l'altro dalla sua nomina a deputato Roger De Menech non percepisce più alcun compenso per il suo incarico di sindaco e pertanto sottolinea che, almeno per Ponte, «i costi della politica risultano i più bassi di sempre». Insomma, come ha sintetizzato De Menech, «il sindaco non costa nulla». «Garantisco, anche se dovesse essere sancita l'impossibilità di mantenere il doppio incarico», prosegue De Menech, «il mio massimo impegno a favore della comunità di Ponte e dell'intera provincia».
Ma alla minoranza le rassicurazioni del primo cittadino non bastano. E come ricordano i consiglieri di minoranza di “VotoxPonte” «un'analoga situazione è stata risolta diversamente a Sedico con le dimissioni del suo sindaco Giovanni Piccoli (ora senatore) e a lungo è stata criticata (nella scorsa legislatura, ndr) anche la duplice posizione del sindaco e senatore Vittore Vaccari a Feltre».
«Conoscendo l’incredibile farraginosità delle norme che regolano questa materia il timore è», conclude la nota della minoranza consiliare, «che non emerga una chiara direttiva e che si lasci il consueto margine di interpretazione».
Paolo Baracetti
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