La casa delle associazioni nell’ex Piave

BELLUNO. La caserma Piave diventerà la cittadella del volontariato. Gli uffici comunali hanno completato lo studio che è servito per capire quanto fosse ampia l'area, quanti immobili ci siano e in che stato di conservazione si trovino. A breve uscirà il bando per le manifestazioni d'interesse e le associazioni interessate potranno fare richiesta di uno spazio al Comune. Dovranno però presentare un progetto che indichi cosa intendono fare in quell'immobile e dovranno occuparsi dei lavori di ristrutturazione. In cambio, il Comune non farà pagare loro l'affitto fino a quando non saranno rientrate dell'investimento fatto.
«Oggi il complesso della ex caserma Piave è in stato di abbandono», spiega il sindaco, Jacopo Massaro. «Il Comune non sarebbe in grado di fare le manutenzioni necessarie per ridare decoro e rendere funzionali e agibili quegli immobili. Una strada possibile per recuperare il patrimonio in disuso, che vogliamo sperimentare in questo caso, è cercare la collaborazione delle associazioni: sono numerose (almeno un centinaio) quelle che non hanno una sede e potrebbero trovarla alla Piave».
Alcune sono già uscite allo scoperto: quando l'area è passata dal Demanio militare al Comune (nell'ambito di quell'accordo raggiunto dall'ex assessore Paolo Gamba nel marzo del 2012) si sono fatti avanti gli alpini dell'Oltrardo, in cerca di una sede. Poi la Casa dei Beni comuni ha presentato un progetto di auto-recupero di alcuni spazi per realizzarvi mostre, assemblee, eventi culturali, sport, laboratori. Anche Valbelluna Emergenza butta un occhio verso le spaziose tettoie ogni volta che con le sue ambulanze passa in via Tiziano Vecellio, e soprattutto ogni volta che si avvicina la fine del mese e c'è da pagare l'affitto dell'attuale sede. «Ma sappiamo che sono interessati anche il Tib e l'associazione Cucchini», continua Massaro. «Tutte le realtà che vogliono uno spazio alla Piave dovranno aspettare che esca il bando e presentare un progetto per la ristrutturazione dell'edificio loro assegnato. Ci saranno anche delle giornate per la visita della ex caserma».
Non molti, infatti, conoscono quanto spazio ci sia a disposizione. L'area è vastissima: si parla di 32 mila metri quadrati, 40 mila metri cubi di costruzioni risalenti agli anni '50 e 18 edifici. Ci sono immobili (dove un tempo c'erano gli alloggi per i militari, la mensa, lo spaccio, per esempio), garage, tettoie, hangar. Lo studio fatto dagli uffici del Comune evidenzia lo stato dell'arte dell'intera area, che è stata suddivisa per aree omogenee (cinque) in modo da indirizzare l'assegnazione degli spazi per evitare che le associazione vengano sparpagliate e, quindi, che gli immobili venga recuperati a macchia di leopardo. Si punta a un recupero strutturato, insomma: ogni progetto presentato dalle associazioni sarà infatti seguito dagli uffici del Comune. «Il bando è aperto anche ai privati, per progetti che vanno nella direzione della sostenibilità», aggiunge Massaro. Metti che qualcuno voglia realizzare un parcheggio scambiatore e mettere a disposizione biciclette elettriche per raggiungere il centro, oppure costruire un incubatore di imprese, la Piave avrebbe gli spazi per realizzare questi progetti.
Dall'assegnazione degli spazi saranno esclusi il poligono militare, che è di proprietà del Demanio, e un angolo su cui insiste il cono di volo dell'aeroporto.
Per permettere alle associazioni o ai privati interessati di visionare l'area, saranno organizzate un paio di giornate ad hoc. «Ma prima va fatta la pulizia dell'area», conclude Massaro, accompagnato dall'assessore Tomasi e dal presidente della commissione urbanistica Emiliano Casagrande (il progetto di recupero della Piave è stato illustrato in commissione lunedì sera). «In un paio di settimane sarà effettuata, grazie alla collaborazione dei servizi forestali regionali, degli alpini, della protezione civile e degli operai del Comune».
Saranno numerosi gli uomini al lavoro per ripulire i vialetti dalla foresta di piante e arbusti cresciuti in questi anni.
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