In pochi anni sono sparite 270 aziende

BELLUNO. «Siamo convinti e consapevoli di trovarci in una fase in cui non ci sono risorse. Ma le poche che ci sono devono essere distribuite equamente. Purtroppo l’equità è un criterio dimenticato».
Parole amare quelle dei tre segretari dei pensionati Spi - Cgil, Fnp - Cisl e Uilp - Uil. Renato Bressan, Gianvittore Maccagnan e Alessandra De Bettin circa un mese fa avevano inviato a tutti i Comuni della provincia una lettera unitaria per sollecitare le amministrazioni a fare grande attenzione nell’applicazione dell’Imu e nell’imposizione fiscale.
«La risposta complessiva non è stata del tutto soddisfacente», commenta Bressan. «Le amministrazioni che ci hanno risposto sono state 14 (Agordo, Alleghe, Belluno, Cortina, Feltre, Santo Stefano, Danta, Domegge, Falcade, Quero, San Gregorio, Seren, Taibon e Vodo). Alcuni ci hanno scritto che “prenderanno in considerazione la nostra richiesta”. Il primo cittadino di S. Stefano aggiunge che gradirebbe un incontro con noi. Di sicuro andiamo avanti e non smetteremo di sollecitare enti locali e istituzioni».
E infatti con una nuova tornata le tre organizzazioni sindacali invieranno a enti locali, Comunità montane, Usl 1 e 2 e Regione Veneto un documento di tre pagine, in cui è esposta la profonda situazione di disagio economico e sociale che colpisce la provincia, per varie ragioni più in sofferenza di altre. Dal 2008 al 2011 si sono perse circa 270 imprese (da 15.489 a 15.213). «In consiglio camerale», dice Bressan, «non ho mai visto toni drammatici come quelli attuali da parte delle categorie economiche». Il tasso di disoccupazione è del 9%, quello allargato supera il 12 (contro il 10,1% del Veneto). Se tre anni fa la popolazione provinciale ammontava a 214.026 abitanti, a settembre 2011 ne contava 213.109. E la popolazione giovane continua a diminuire (il 13,47% tra 0 e 15 anni, in Veneto il 15,11%). E se gli over 65 in regione rappresentano il 19,89% della popolazione, a Belluno sono quasi il 23%.
«Cose già dette, è vero», affermano i sindacati, «ma è giusto ribadirle». «Tanto più», aggiunge Maccagnan, «che si continua a chiedere a chi ha già poco». Per portare l’esempio dei pensionati, su 75.747 rendite pensionistiche erogate dall’Inps, ben 38.358, oltre il 50%, sono inferiori ai 500 euro mensili. «Come fa una famiglia a pagare una retta di una casa di riposo?», si chiede Maccagnan. «Rette che peraltro aumentano. In provincia ci sono case di riposo in difficoltà che non riescono a riempire i posti e di conseguenza aumentano le tariffe: è tutto un circolo vizioso».
«A destare allarme», continua De Bettin, «è la situazione degli anziani che vivono in casa di riposo, che dovrebbero pagare l’Imu sulla loro prima abitazione come se fosse una seconda casa, dunque con l’aliquota più alta». Sul tavolo c’è anche la questione della legge 30 del 2009 che istituisce il fondo per la non-autosufficienza. Legge completamente privata delle disponibilità finanziarie. «Ed è ora di dire basta a indennità di accompagnamento a chi ha redditi da nababbo», chiosa Maccagnan. Insomma, l’appello di Cgil, Cisl e Uil è che vi sia l’applicazione di una contrattazione sociale con tutti gli enti per la modulazione di Imu, Irpef e per estendere la considerazione dell’Isee. Il prossimo passo sarà la convocazione unitaria del consigli generali il 15 giugno a Belluno.
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