In mille abbracciano don Giulio

FELTRE. Sotto la tonaca, che era rimasto l'ultimo prete del feltrino a indossare, da giovane metteva gli scarponi per scalare e arrampicare. Amava la montagna ed è restato nel cuore di tutti quelli che ci abitano. Per moltissimi, don Giulio Perotto è stato il confidente e la guida, spirituale ma non solo. Per gli alpini era il cappellano sezionale, il Cai lo ricorda come volontario del soccorso alpino e il Csi come consulente ecclesiastico.
È stato fondatore del gruppo rocciatori e tre di loro insieme a tre penne nere hanno portato ieri sera la bara a spalla all'interno della chiesa degli Angeli, una volta arrivata la processione che ha seguito la salma dal cimitero dove si trovava provvisoriamente sepolta fino alla navata di Santa Maria degli Angeli, nella ricorrenza del giorno in cui nel 1951 un giovane sacerdote (era nato a Pedavena nel 1920 e aveva preso la tonaca nel 1944) divenne il primo parroco della chiesa in cui è rimasto 57 anni. Un 12 aprile speciale per tutta la città: un migliaio di persone infatti hanno accompagnato don Giulio in corteo.
Tra di loro il sindaco, che mette l'accento su «una figura che era un punto di riferimento non soltanto per i cattolici. Un uomo molto colto in grado di dare una lettura delle sacre scritture sempre problematizzata. È stato capace di interpretare in maniera molto avanzata i principi del Concilio Vaticano Secondo di grande dialettica, confronto e dialogo. Era una persona fra la gente che si è sempre interfacciata con la sua Feltre», le considerazioni di Paolo Perenzin. «Da sindaco sono felice che possa compiersi il desiderio che aveva espresso di essere inumato nella sua chiesa, riprendendo domicilio in un ambiente che gli è stato caro». Cittadini, autorità politiche e militari, le rappresentanze con labari e gonfaloni hanno camminato con il vescovo e dodici sacerdoti dalla cappella del cimitero (dove la bara è stata esposta dal primo pomeriggio), in mezzo al cordone d'onore degli alpini lungo il camposanto per attraversare il viale alberato e poi le vie XIV Agosto, Battisti e Mazzini.
In chiesa, ha presieduto la cerimonia il vescovo Giuseppe Andrich che ha benedetto la tomba e messo la firma accanto a quella del presidente del comitato “don Giulio Perotto” e del sindaco su una pergamena in ricordo di don Giulio, scritta in latino e lasciata vicino a lui: «Questo nostro raccoglierci attorno alla salma di don Giulio è il segno che le sue opere seguono la sua vita», le parole del vescovo. «Susciterà ancora entusiasmi per quello che ha sempre insegnato con parole alte, soprattutto di compartecipazione alla vita delle persone».
Per don Giulio è stata fatta una legge specifica che con-sentisse una deroga all’iter regionale per le “tumulazioni privilegiate”, ovvero al di fuori del cimitero. Ne è stato autore il consigliere regionale Dario Bond, che ha partecipato alla processione «con grande emozione», nella duplice veste di capogruppo del Pdl in consiglio – ruolo in cui «ho portato avanti questa battaglia perché era giusto accelerare i tempi e dare alla comunità feltrina la possibilità di riportare don Giulio nella sua chiesa il prima possibile» - ed ex allievo del don Giulio insegnante di religione ai Geometri, «che mi ha fatto anche scuola di vita». Infine, Dario Bond aggiunge un ringraziamento ad «Alberto Brambilla, che ha dedicato anima e corpo a questo risultato». Resta il suo saluto: «Bentornato, don Giulio».
Raffaele Scottini
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