Il Veneto resta al top e alza i “cappelli”
FIRENZE. Non più voti, ma cappelli. Per chi se li merita (ovvero un quinto dei duemila selezionati), per gli altri una scheda con iconcine che connotano la vocazione del locale. La guida “Ristoranti d’Italia” de L’Espresso, la cui trentanovesima edizione è stata presentata ieri alla Stazione Leopolda di Firenze, è diventata più “democratica” allargando la forbice delle fasce di merito e scongiurando i soliti antipatici confronti del tipo “ma quello ha mezzo voto in più e non se lo merita”.
Sguardo subito sul Veneto il cui top coincide, tanto per cambiare, con quello nazionale. Le Calandre, ristorante di Rubano che celebra il talento in costante evoluzione di Massimiliano Alajmo, per il quindicesimo anno consecutivo sul gradino di più alto del podio. Cinque cappelli condivisi con l’osannato La Francescana di Bottura, con il Duomo di Alba (dove opera Crippa), con il Reale di Castel di Sangro dell’abruzzese doc Romito e con l’evergreen Uliassi di Senigallia.
In Veneto Alajmo, che ispira anche le cucine di tutto il gruppo di famiglia (pasticceria e pizzeria Abc comprese), è un gradino sopra il rigenerato Perbellini che nel nuovo ristorante di Verona, il coccolo Casa Perbellini di piazza San Zeno, sembra aver trovato una vena nuova. A “4 cappelli” c’è pure La Peca di Lonigo, il locale dei fratelli Portinari che con grande umiltà hanno saputo raggiungere vertici di qualità stupefacenti senza però tradire del tutto la tradizione (giusto ricordarlo).
Più sotto troviamo un altro locale degli Alajmo, lo storico Caffè Quadri di Venezia, il front-desk più prestigioso di famiglia che in piazza San Marco attira una clientele da jet set internazionale, con Silvio Giavedoni saldamente ai fornelli per fare piatti di alto livello.
Sullo stesso piano Lionello Cera, un lottatore, un ricercatore. La sua Osteria da Cera di Campagna Lupia resta il tempio del pesce per eccellenza in Veneto. Non a caso: è grazie all’occhio di Lionello nella scelta della materia prima. A tre cappelli pure il Laite di Sappada (Belluno), una certezza da anni, e altri due locali vicentini : l’Aqua Crua di Giuliano Baldessari (un allievo di Alajmo, guarda caso) a Barbarano e il Coq Garibaldi di Vicenza, il nuovo locale di Lorenzo Cogo, l’enfant prodige di Marano Vicentino che ha lavorato in tutti i continenti.
Nessuna grossa sorpresa fra i “due cappelli”: c’è l’altro Perbellini (quello di Isola Rizza) i vicentini Casin del Gamba, Spinechile (del figliol prodigo Corrado Fasolato), La Tana e Stube Gourmet St. Hubertus di Asiago, il Dolada dei De Prà dell’Alpago con l’inseparabile Locanda San Lorenzo vicina di casa. Si conferma l’Aga di San Vito e, questa sì è una “promozione”: l’Undicesimo Vineria di Treviso.
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