Il Soccorso alpino: no agli scout in pantaloncini corti

BELLUNO. Pronto Soccorso alpino. Gli interventi dei 473 angeli custodi volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, in forza alle 18 stazioni della provincia e alle due aggregate di quella di Treviso sono saliti del 28,24 per cento. Allarme. Erano stati 616 nel 2011 e sono diventati 790, con un incremento secco di 174. Per non parlare del confronto con i 428 di due anni fa. Cresce l’imprudenza degli escursionisti in montagna: dai boy scout, che affrontano la neve in pantaloni corti e calzettoni e con la chitarra per le canzoni della sera nel pesantissimo zaino, invece di arva, pala e sonda a chi va sulle ciaspe pensando di non correre pericoli, passando per i soliti che affrontano le crode con le scarpe da ginnastica. Alla sbarra, non ci sono solo i classici e, a volte, bistrattati veneziani, ma anche i bellunesi. Nessuno si senta all’improvviso esperto della montagna, perché un inconveniente può capitare anche gli stessi ragazzi del Cnsas: l’incontro con il capo Rufus Bristot, il suo nuovo vice Alex Barattin e l’ex Claudio Bolzan si è aperto col commosso ricordo degli amici Andrea Zanon, David Cecchin e Maudi De March.
Età fra i 50 e i 60 anni. La maggior parte degli interventi coinvolge persone anche abbastanza avanti con gli anni, mentre i giovani le montagne le vedono soprattutto al computer e in qualche videogioco della playstation: «C’è un grosso incremento anche dei feriti, che sono passati da 377 a 577 e, quindi di parla di duecento in più», snocciola Bristot, «a parte che non vorrei più sentir parlare di montagna assassina o killer, perché siamo sempre noi che le manchiamo di rispetto, per il resto registriamo un calo degli illesi, che passano da 317 a 286, eppure chiamano lo stesso, forse senza sapere che un solo minuto di elicottero costa qualcosa come 90 euro e di voli ce ne sono stati 267: in ogni caso, sono più di un terzo del totale. La consolazione è che diminuite anche le morti: da 43 a 36, che significa un 14 per cento in meno».
Crescete e assicuratevi. Il Soccorso alpino scatta in qualsiasi situazione, a costo di correre dei pericoli in prima persona. Alcuni consigli li può dare: «Bisogna programmare con attenzione le proprie gite e prendere tutte le precauzioni, dalla consultazione del bollettino meteo all’attrezzatura: «Quello che purtroppo non si vuole capire è che bisogna presentarsi con tutto quello che serve», avverte Bolzan, «mi sono tolto la soddisfazione di accendere l’arva, al passaggio di una comitiva piuttosto numerosa di scialpinisti, con il risultato di captarne solo un’altra. Nello zainetto, ci sono un sacco di altre cose, ma non questo strumento indispensabile, la pala e la sonda. Tutto quello che serve, in caso di valanga e dev’essere portato da tutti e non da uno e basta. Inoltre, ci sono le assicurazioni come Dolomiti Emergency. Ebbene: appena in dieci avevano aderito e nessuno si è preoccupato di rivolgersi ad altri. Il fatto è che per tutti gli interventi ci vorrebbe una partecipazione alla spesa, insomma una sorta di ticket: chiamiamolo così».
Cortina in testa. La stazione ampezzana ha dovuto lavorare più di tutte, davanti a quelle di Auronzo di Cadore, Grappa e Belluno. Il totale dei volontari impiegati è di 3934 per un totale di 2496 giornate uomo: «Il nostro lavoro è un biglietto da visita della provincia, da consegnare anche agli stranieri, che forse non si aspetterebbero tanta efficienza», conclude Bristot, «devo ringraziare tutti i miei ragazzi per quello che hanno fatto e faranno».
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